La cultura di Catignano appartiene alla fase antica di affermazione della Cultura della ceramica dipinta: al lasso di tempo fra il 5400 e il 4900 a.C.

La sua scoperta ha colmato una lacuna nella preistoria della regione Abruzzo ed ha permesso di ricongiungere la fase avanzata della Cultura della Ceramica impressa alla cultura di Ripoli.

Il sito di Catignano – che da il nome alla cultura – si trova in località Sterpara/Ponte Rosso a tre chilometri da quello che è oggi il centro chiamato Catignano, in provincia di Pescara, su un terrazzo fluviale posto alla confluenza tra il fiume Nora e il Fosso dei Cappuccini.

Planimetria dell’area degli scavi (ph. C. Pitti e C. Tozzi, 1976)

La storia delle ricerche, che porteranno alla definizione della cultura di Catignano comincia nella seconda metà del XX secolo. I primi rinvenimenti risalgono all’inizio degli anni ’70 a opera del gruppo di archeologi volontari guidato da Claudio de Pompeis e poco dopo al lavoro dell’università di Pisa.

Fino a tutti gli anni ’60 del secolo scorso Abruzzo e Marche erano ritenute una regione omogenea quanto a caratteristiche e peculiarità neolitiche. Quando Radmilli (1974) dava la sua definizione di «aspetto abruzzese marchigiano» la distribuzione dei siti occupava quasi soltanto l’area della regione a nord del fiume Pescara.[1]

Solo negli anni ’80 ci furono una serie di scoperte che introdussero novità e portarono a individuare una civiltà autonoma a ceramica figulina dipinta a bande rosse.

Ceramica figulina dipinta a bande rosse dal Villaggio di Catignano (ph. Ministero della Cultura – Direzione Generale dei Musei)

Secondo Marta Colombo e Carlo Tozzi però “Sebbene gli studi e gli scavi archeologici in Abruzzo proseguano senza interruzione dalla seconda metà dell’Ottocento, ancora oggi rimangono aperte numerose questioni riguardo le modalità del processo di neolitizzazione e lo sviluppo delle culture che hanno interessato il territorio.[2]

La posizione della regione Abruzzo al centro dell’Italia ha permesso infatti intensi rapporti sia con le culture del nord sia con le culture del sud e i numerosi valichi che permettono l’attraversamento dell’Appennino hanno permesso i rapporti con il versante tirrenico: tutti rapporti testimoniati dalle caratteristiche della ceramica delle diverse culture neolitiche.

Soprattutto nella seconda metà del ‘900, inoltre, gli studiosi hanno più volte sottolineato anche gli apporti provenienti dalla sponda orientale adriatica … durante il cosiddetto ‘Neolitico Medio’, caratterizzato in Abruzzo dalla Cultura di Catignano e sulla sponda adriatica orientale dalla Cultura di Danilo. Lungo il versante medio adriatico, dalla Montagna dei Fiori a nord al versante meridionale della Maiella a sud, e dalla costa fino al Bacino del Fucino verso ovest, alla Cultura della Ceramica Impressa medio-adriatica fa seguito l’affermarsi delle culture a ceramica dipinta con la Cultura di Catignano, che stabilisce un rapporto tra l’Abruzzo e gli aspetti meridionali delle diverse facies a bande rosse.[3]

I rapporti tra le due sponde sono testimoniati soprattutto nella prima fase della neolitizzazione, quando compare e si sviluppa la Ceramica Impressa su entrambe le sponde dell’Adriatico a cominciare in Italia dagli insediamenti sulle coste meridionali e nelle isole, risalendo poi lungo la costa verso nord.

Con la ceramica dipinta le differenze tra le diverse aree aumentano notevolmente. “I legami scompaiono quasi, o si affievoliscono fino a divenire difficilmente riconoscibili … nel periodo in cui l’Italia centro-meridionale è caratterizzata dalla nascita e dall’evoluzione in seno alla ceramica impressa delle facies a bande rosse (Catignano, Passo di Corvo).[4]

Distribuzione dei siti a ceramica impressa (cerchietto) e dipinta della cultura di Catignano (crocetta). 1 Colle Santo Stefano, 2-4 Grotta Continenza, Grotta La Punta, Grotta San Nicola, 5 Paterno, 6 Grotta Beatrice Cenci, 7 Villaggio Rossi a Marcianese, 8 Catignano, 9 Colle Cera, 10 Villa Badessa, 11-12 Grotta dei Piccioni e Grotta Oscura, 13 Grotta sul Monte Queglia, 14 Grotta Scaloria Bassa, 15-16 Tricalle e Fontanelle, 17 Villaggio Leopardi, 18 Grotta Sant’Angelo, 19 Fonti Rossi di Lama dei Peligni, 20 Maddalena di Muccia, 21 San Marco di Gubbio, 22 Ripabianca di Monterado, 23-24 Miramare e Misano, 25 Fornace Cappuccini di Faenza, 26 Ospedale Nuovo di Imola (ph. G. Radi e C. Tozzi, 2009)

I siti che si possono attribuire sicuramente alla Cultura di Catignano sono 3 villaggi: Catignano, Colle Cera, Villa Badessa, e 8 grotte: Grotta dei Piccioni, Grotta Oscura di Bolognano, Grotta Sant’Angelo, Grotta la Punta, Grotta San Nicola, Grotta Continenza, Grotta Beatrice Cenci.

Allo stato attuale delle ricerche, i siti sicuramente attribuiti alla Cultura di Catignano sono limitati a pochi insediamenti, ma “se paragoniamo la ricchezza e la complessità dell’aspetto culturale emerso a Catignano con la scarsità delle segnalazioni su un territorio assai esteso dobbiamo concludere che molti siti devono ancora essere scoperti[5].

C’è poi Grotta Scaloria considerata fino a qualche tempo fa il punto di maggior espansione della cultura di Catignano, ma secondo Marta Colombo la presenza in quella grotta di vasi chiaramente attribuibili alla Cultura di Catignano sarebbe piuttosto dovuta al valore cultuale della cavità e i vasi deposti provenienti da altra zona. “Peraltro nella Grotta Scaloria Bassa non sono rappresentate tutte le classi ceramiche caratteristiche della Cultura di Catignano, ma la sola ceramica figulina, spesso riccamente decorata in rosso e ‘a negativo’.”[6]

Confronto tra elementi della Cultura di Catignano (colonna a sinistra) e della Cultura della Ceramica Impressa meridionale, medio-adriatica e tirrenica (colonna a destra). a-b: vasi semiellissoidali in ceramica grossolana; c-d: vasi a fiasco in fine grigia; e-f, vasi a fiasco in figulina e fine rossa; g-h: decorazione “a negativo”; i-l: idoletti fittili; m-n: vaso zoomorfo (ph. T. Di Fraia e D. Tiberio, 2006)

Fra le grotte le più note sono sicuramente la Grotta dei Piccioni in località Bolognano, in provincia di Pescara nella vallata del fiume Orte e la Grotta Sant’Angelo, sulla parete sud della Montagna dei Fiori in provincia di Teramo che sono anche le Grotte su cui per prime si orientò l’interesse della ricerca archeologica e sono state anche le prime a restituire testimonianze del neolitico in Abruzzo.

La frequentazione delle due grotte va dal Neolitico all’età del Bronzo. E la loro frequentazione è per lo più considerata di tipo cultuale anche se per la Grotta Sant’Angelo sono state fatte ipotesi di destinazione a rifugio su percorsi di transumanza. Ma come fanno notare Tomaso Di Fraia e Daniela Tiberio in un loro scritto la caratteristica dei reperti rinvenuti in questa grotta è la grande varietà di facies culturali, il che appunto fa pensare piuttosto a grotte-santuari in cui affluivano persone di varia provenienza in possesso di oggetti i più diversi.

Fra i manufatti più significativi delle fuseruole, oggetti tipicamente femminili e conciliabile con una destinazione rituale che richiama l’attività del tessere e il relativo immaginario simbolico della vita “tessuta” dalle donne.

Di Fraia e Tiberio fanno poi un’ulteriore osservazione che rivela la straordinaria valenza simbolica di questa grotta “fra circa cinquanta cavità che si aprono lungo la valle del Salinello, tale grotta è l’unica in cui si sia accumulato un deposto antropico così importante, pur trovandosi in una posizione impervia. Ora la parete rocciosa su cui si apre il corridoio di accesso presenta tre cavità che sembrano configurare la cavità nasale e le orbite di un teschio e tale caratteristica si ripete anche per una serie di nicchie all’interno della grotta; è quindi altamente probabile che tale impatto visivo del paesaggio reale abbia agito potentemente sull’immaginario mentale dei gruppi che frequentarono, conferendo ad esse una peculiare valenza simbolica.[7]

La valenza simbolica dei vari aspetti della vita è certamente uno delle caratteristiche più significative della preistoria dell’umanità e lascia alla nostra immaginazione e riflessione la possibilità di intuire un rapporto fra essere umani e ambiente naturale circostante che era di intima connessione, magica visione, ispirazione di una coscienza e conoscenza senza intermediazioni.

Grotta dei Piccioni (ph. Ministero della Cultura – Direzione Generale dei Musei)

La più importante testimonianza relativa a forme di culto è quella della Grotta dei Piccioni, con i circoli contenenti offerte particolari… sembra evidente la volontà di creare come per le fosse, uno spazio definito come per contenere oggetti legati a qualche rituale, che noi possiamo ipotizzare collegato ad una ideologia facente parte al mondo agrario e ai miti della morte e resurrezione delle piante[8]

E’ proprio a proposito della presenza di fossi e circoli nella Grotta dei Piccioni che per primo lo studioso A.M. Radmilli aveva posto negli anni ’60 del secolo scorso la questione dei culti “cercando i possibili nessi tra manifestazioni cultuali e riti funebri in un quadro generale da cui poteva emergere una ideologia collegata al mondo agricolo e al ciclo vegetativo morte-resurrezione[9].

Giusi Di Crescenzo – 2022

Note

[1] G. Radi e C. Tozzi, 2009.

[2] M. Colombo e C. Tozzi, 2013.

[3] M. Colombo e C. Tozzi, 2013.

[4] M. Colombo e C. Tozzi, 2013.

[5] M. Colombo, 2010.

[6] M. Colombo, 2010.

[7] T Di Fraia e D. Tiberio, 2006.

[8] R. Grifoni Cremonesi, 2012.

[9] R. Grifoni Cremonesi, 2012.


Bibliografia

  1. Giovanna Radi e Caro Tozzi – La ceramica impressa e la cultura di Catignano in Abruzzo – in “De Méditerranée et D’Ailleurs… Mélanges offerts à Jean Guilaine” – Toulouse 2009;
  2. Marta Colombo e Carlo Tozzi – La Cultura di Catignano nel panorama della ceramica dipinta neolitica italiana: contatti con le culture della sponda adriatica orientale – in “Studies in Mediterranean Archaeology for Mario Benzi” – Oxford 2013;
  3. Marta Colombo – Nuovi dati sulla cultura di Catignano: spunti e problematiche sul suo inquadramento nell’ambito della ceramica dipinta a bande rosse – in “Origini” XXXII – Nuova Serie IV – 2010;
  4. Renata Grifoni Cremonesi – Su alcune manifestazioni relative a forme di culto e ai riti della preistoria abruzzese – in “Quaderni di Archeologia d’Abruzzo” 2/2010 – Firenze 2012 – pp. 329-340;
  5. Tommaso Di Fraia e Daniela Tiberio – Nuovi dati dalla Grotta Sant’Angelo di Civitella del Tronto (Te): quali culti e/o quali attività? – in “Preistoria e Protostoria in Etruria. Ottavo incontro di Studi. Paesaggi reali e paesaggi mentali. Ricerche e scavi” – 2006 – pp. 477-489;
  6. Cesare Pitti e Carlo Tozzi – Gli scavi nel villaggio neolitico di Catignano (Pescara). Nota preliminare – in “Rivista di Scienze Preistoriche” XXXI, 1 – Firenze 1976.

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Statuina di Catignano (PE)