Statuine della Caverna delle Arene Candide – Finale Ligure (SV)

La scheda è stata curata da Elvira Visciola con la supervisione di Elisa Bianchi, Conservatrice del Museo Archeologico del Finale

Statuine della Caverna delle Arene Candide – Finale Ligure (SV)

La scheda è stata curata da Elvira Visciola con la supervisione di Elisa Bianchi, Conservatrice del Museo Archeologico del Finale


Si tratta di 20 statuine, solo alcune integre e la maggior parte ridotte in frammenti, ritrovate all’interno della grotta delle Arene Candide nei vari strati di scavo, la maggior parte su terreno rimaneggiato e solo pochi di essi provengono da livelli datati con certezza al Neolitico medio, precisamente alla cultura dei vasi a bocca quadrata (5000-4200 a.C.); per analogie stilistiche, anche i reperti senza contesto sono da riferire allo stesso orizzonte cronologico. Dato l’alto numero di frammenti si suppone che la rottura delle statuine possa essere avvenuta intenzionalmente, come particolare di un rito di inumazione, anche se nessuna di queste è stata ritrovata all’interno delle sepolture, come per altri esemplari in contesti neolitici Italiani. Di seguito un elenco con le caratteristiche di ogni statuina:

  • Statuina n. 1: è la prima statuina fittile femminile ritrovata da Nicolò Angelo Andrea Morelli durante gli scavi degli anni 1885-87, mancante della sola parte inferiore, realizzata in argilla non depurata con impasto a superficie grezza bruna. Il busto è dritto e appiattito, privo della modellazione della vita e dei fianchi, con due piccole prominenze ad indicare i seni mentre le braccia sono rappresentate da due piccole sporgenze coniche di cui la sinistra è spezzata. La testa, schiacciata e rotondeggiante, non ha alcuna modellazione del volto, ma solo due fori con tracce di sostanza carbonizzata ad indicare gli occhi e sopra ad essi due linee incise arcuate rappresentano le sopracciglia; nella parte superiore del capo un solco diretto verso la fronte sta forse ad indicare la partizione dei capelli in due masse. Dimensioni: altezza 7,5 cm. larghezza 4 cm. (foto 2)
  • Statuina n. 2: è un frammento di statuina fittile femminile ritrovata sempre dal Prof. Morelli durante gli scavi degli anni 1885-87, costituita dal solo busto schiacciato su cui sono ben distinti i due seni emisferici; le braccia sono state volutamente omesse dall’artista, mentre la testa e la parte inferiore del corpo sono mancanti per effetto di antiche fratture. Come rileva Bernabò Brea, queste statuine, così come molte altre ritrovate, sono fratturate negli stessi punti, ossia in corrispondenza della cintura (laddove le statuine sono generalmente più sottili) e nella parte inferiore in corrispondenza della naturale separazione tra gambe e cosce. Le ragioni sono abbastanza ovvie, dovute alla tecnica con cui venivano plasmate, in quanto le due metà venivano lavorate separatamente e poi giustapposte e saldate insieme con impasto molle, caratteristica che determinava la fragilità del pezzo. Questa statuina è di fattura più fine ed accurata della statuina n. 1 e, data la somiglianza con altri esemplari ritrovati ad Arene Candide ed in altri siti liguri, si ipotizza fosse una tipologia di produzione locale. Dimensioni: altezza 3,5 cm. larghezza 4,2 cm. (foto 3)
  • Statuina n. 3: è la testina di una statuina fittile femminile rinvenuta all’interno dello strato 23; nonostante sia molto rovinata è considerato l’oggetto più interessante per la cura con cui sono resi i dettagli. In particolare la testina, mancante per quasi la metà con tutto il volto, ha una lunga ed abbondante capigliatura che cade sulla spalla sinistra dividendosi in due lembi, uno cadente dietro le spalle e l’altro scendente in due masse minori sul petto; solchi obliqui con tracce di giallo ocra sembrerebbero voler indicare i nastri che legano i capelli. Le tracce di giallo-ocra, molto più evidenti al momento della scoperta, lasciano intravedere quanto sia stata importante la policromia sull’effetto d’insieme. Sotto la folta massa delle chiome emerge un tratto della guancia sinistra, unico dettaglio rimanente del viso. La statuina è realizzata con un impasto rozzo di colore nerastro, rivestito con un impasto finissimo rosso-bruno contenente granelli di sabbia, caratteristica che ne ha determinato la fragilità del pezzo; infatti la testa ed il volto mancanti sono dovuti proprio al parziale distacco del rivestimento del nucleo. Dimensioni: altezza 5,7 cm. larghezza base 2,5 cm. (foto 4)
  • Statuina n. 4: frammento di una statuina femminile steatopigia seduta, costituita dalla metà destra della parte inferiore, con il tronco spezzato alla base; la gamba piegata termina rastremandosi senza la modellazione del piede. Dimensioni: dal dorso al piede 5,7 cm. dal gluteo al ginocchio 4,2 cm. (foto 5A).
  • Statuina n. 5: frammento di una statuina femminile steatopigia seduta, costituita dalla metà destra della parte inferiore, dal gluteo al piede, con traccia dell’attacco al tronco ed alla gamba sinistra con cui probabilmente doveva essere unita quasi fino al ginocchio e libera nella sola parte inferiore. Il gluteo è scheggiato, pertanto ne resta solo una piccola parte. La gamba è stata plasmata separatamente e poi unita al gluteo che a sua volta veniva a formare una sorta di rivestimento del nucleo interno; il piede piccolissimo è reso evidente dal dettaglio delle dita con piccoli intagli per separarle tra loro. Dimensioni: lunghezza 5,8 cm. (foto 5B).
  • Statuina n. 6: frammento di una statuina femminile seduta, costituita dalla gamba destra, di fattura molto più rozza rispetto le due precedenti; è spezzata a metà del femore, all’altezza del gluteo. Molto rastremata, presenta una scheggiatura della parte inferiore che ha probabilmente determinato la rottura del piede. Dimensioni: lunghezza 5,3 cm. (foto 5C).
  • Statuina n. 7: frammento di una statuina femminile seduta, in particolare la metà destra della parte inferiore, spaccata longitudinalmente; l’enorme gluteo si è spezzato staccandosi dal rimanente, pertanto resta un tratto del tronco, fra l’anca e l’ascella (spezzato all’altezza dell’addome) ed il fianco insieme alla gamba fino a poco sotto il ginocchio. Dimensioni: dall’ascella al ginocchio 10,5 cm. dal gluteo al ginocchio 8,5 cm. spessore 3,9 cm. (foto 5D).
  • Statuina n. 8: frammento di una statuina femminile steatopigia seduta, in particolare la metà sinistra della parte inferiore, spaccata longitudinalmente, spezzata inferiormente e superiormente, pertanto ne resta il dettaglio della coscia con i glutei sporgenti; è realizzata con un impasto bruno-rossiccio, mentre la parte interna è con un impasto meno cotto di grossi sassolini. Il tronco è spezzato all’attacco delle anche, con traccia del basso ventre separato dalla gamba da un profondo solco inguinale. La gamba è spezzata verso il ginocchio. Dimensioni: altezza 5,3 cm. larghezza 8,5 cm. spessore 3,5 cm. (foto 5E).
  • Statuina n. 9: piccolo frammento di forma conica allungata con estremità lievemente incurvata, a rappresentare forse il braccio di una statuina. Per la qualità dell’impasto ed il modo in cui è plasmato non sembra riferirsi ad un frammento di vaso. Proviene dallo strato 18H dello scavo ed è simile ad altri reperti ritrovati. Dimensioni: altezza 1,8 cm. diametro 1,3-1,1 cm. (foto 6A).
  • Statuina n. 10: frammento costituito da una gamba plasmata come un cilindretto leggermente curvo, senza modellazione, facente probabilmente parte di una statuina steatopigia seduta. Proviene dallo strato 19D dello scavo. Dimensioni: altezza 4,4 cm. larghezza 2,1 cm. (foto 6B).
  • Statuina n. 11: frammento costituito da un mammellone irregolare che potrebbe essere il braccio monco di una statuina. Per la qualità dell’impasto ed il modo in cui è plasmato non sembra riferirsi ad un frammento di vaso. Dimensioni: altezza 3,1 cm. diametro 2-2,6 cm. (foto 6C).
  • Statuina n. 12: frammento costituito da un gluteo e l’inizio di una gamba, fino quasi al ginocchio, di una figura seduta, accentuatamente steatopigia. Proviene dallo strato 18G dello scavo ed è simile ad un altro reperto ritrovato (statuina 8). La superficie è in parte scrostata, pertanto il gluteo doveva avere dimensioni maggiori; le proporzioni, il colore e la qualità dell’impasto sono molto simili alla statuina 8 e si è ipotizzato che facciano parte dello stesso idoletto o che l’idoletto sia dello stesso tipo. A conferma di questa ipotesi ne è stata tentata la ricostruzione nel gesso (vedi foto 7) Dimensioni: altezza 4,5 cm. larghezza 2,9 cm. spessore 2,4 cm. L’intera statuina, così come riprodotta in gesso, sarebbe alta circa 7 cm. esclusa la testa (foto 6D e 7).
  • Statuina n. 13: frammento che sembrerebbe un arto, forse un braccio o la parte inferiore della gamba di una statuina di proporzioni molto maggiori; è stata anche fatta l’ipotesi che potesse essere il braccio della testina rinvenuta nello strato 23 di scavo (statuina 3). La superficie non levigata, probabilmente resa volutamente irregolare, è stata però lucidata. Proviene dallo strato 21 F dello scavo. Dimensioni: altezza 7,9 cm. diametro da 2,5 a 2,1 cm. (foto 6E).
  • Statuina n. 14: frammento che sembrerebbe appartenere al fianco sinistro di una statuina spaccata longitudinalmente; si presenta rigido, senza modellazione, ma il modo in cui tende ad ingrossarsi verso il basso lascia presupporre che ci sia l’attacco del gluteo. Proviene dagli strati 24-25 C dello scavo. Dimensioni: altezza 5,5 cm. diametro da 2,7 a 3,3 cm. (foto 6F).
  • Statuina n. 15: frammento costituito dal busto di una statuina femminile acefala molto stilizzata e spezzata poco sotto la vita; le braccia non sono accennate ed il busto piatto è lateralmente tondeggiante, mentre i seni rotondi sono distanziati tra loro. La statuina è molto simile ad un altro idoletto fittile ritrovato dal Prof. Morelli (statuina 2); si restringe notevolmente in vita con un accenno ad allargarsi in corrispondenza dei fianchi. La frattura alla base del collo fa presupporre l’esistenza di una testa cilindrica. L’impasto è di colore bruno nerastro, di fattura piuttosto grossolana e senza rifinitura. Proviene dallo strato 18 G dello scavo. Dimensioni: altezza 4,4 cm. larghezza 4,5 cm. spessore 2 cm. (foto 8)
  • Statuina n. 16: frammento costituito dal busto di una statuina femminile acefala molto stilizzata; presenta due piccoli seni smussati ed è molto simile ad altre due statuine, la 2 e la 15. La figura è spezzata ai fianchi ed ha una linea di vita molto stretta. Nella frattura superiore, laddove si agganciava la testa, è presente un foro di circa 1 cm. di profondità che si insinua nel busto. L’impasto è fine internamente di colore grigio ed esternamente di colore bruno chiaro. Proviene dal livello sovrastante lo strato 12 dello scavo. Dimensioni: altezza 3,6 cm. larghezza 2,2 cm. (foto 9).
  • Statuina n. 17: frammento costituito dalla testa di un idoletto fittile, di forma cilindrica senza alcuna modellazione. Il volto reca un bitorzolo a rappresentare il naso mentre ai lati due punti indicano gli occhi e due incisioni arcuate le sopracciglia; al di sotto del naso la bocca è rappresentata da un piccolo foro dal quale si diparte una incisione verso il basso, come ad indicare un probabile solco a “V”. La capigliatura non è evidenziata. L’impasto fine di colore bruno reca tracce di impasto bianco sulla superficie. Proviene dal franamento delle pareti della trincea degli scavi 1940-42 effettuati da Bernabò Brea. Dimensioni: altezza 4,6 cm. diametro 2,1 cm. (foto 10)
  • Statuina n. 18: frammento costituito dalla testa di un idoletto fittile, di forma cilindrica senza alcuna modellazione. Il volto è stilizzato, con 3 fori profondi a raffigurare gli occhi e la bocca, mentre il naso sporgente prosegue nelle arcate sopraccigliari sulla fronte alta e spaziosa. Dal foro della bocca scende una linea verticale, mentre sul retro la capigliatura è resa da una serie di tratti verticali e paralleli, leggermente incisi. L’esemplare è molto simile alla testina n. 17. Proviene dal livello più basso dello strato 12 dello scavo. Dimensioni: altezza 3,5 cm. (foto 11)
  • Statuina n. 19: statuina fittile femminile, modellata a tutto tondo e spezzata all’altezza del ventre con una frattura obliqua. La testa cilindrica è leggermente inclinata all’indietro e la chioma scende compatta, adagiandosi sulle spalle a formare una leggera “U” sulla schiena, mentre due ciocche spostate anteriormente terminano alla base del collo. Il viso è un ovale da cui spiccano il naso e le arcate sopraccigliari nel tipico schema a “T”, mentre la bocca e gli occhi non sono indicati. Le braccia sono ripiegate sul petto, al di sotto dei piccoli seni rotondeggianti, molto distanziati tra loro. Il collo è molto rigonfio, quasi ad indicare la presenza di un gozzo. L’impasto è ricco di inglobati calcarei e piccolissime pagliuzze di mica; l’impasto interno è di colore bruno scuro, quello esterno di color rosso mattone. La statuina è stata recuperata fuori contesto e datata al 4900-4250 a.C. Dimensioni: altezza 8,2 cm. larghezza alle spalle 6,1 cm. (foto 12 e 13)
  • Statuina n. 20: testa frammentaria di una statuina, con un solo accenno del naso (foto 14)

Note storiche

Le prime esplorazioni della grotta si ebbero nel giugno del 1864 ad opera di Arturo Issel, il quale resosi conto della grande potenzialità del sito promosse campagne di scavo che si protrassero dal 1864 al 1876. Nello stesso periodo prese parte agli scavi anche un suo allievo, Nicolò Angelo Andrea Morelli, a cui sono da attribuire importanti ritrovamenti avvenuti soprattutto in campagne successive svolte in autonomia, tra cui un elevato numero di sepolture neolitiche e la prima statuina fittile trovata nel 1886.

Un’intensa e più precisa attività di scavo venne però attuata da Bernabò Brea negli anni 1940-42 e 1948-50, lavoro che portò alla definizione della stratigrafia con l’individuazione delle diverse fasi culturali che si sono succedute nel sito. Negli anni 70 Santo Tinè con la collaborazione di Roberto Maggi continuarono ad esplorare i livelli del Neolitico Antico e Medio. Negli anni 90 sono state intraprese attività di salvaguardia del sito. Per approfondimenti sulla storia degli scavi vedi relazione “Arene Candide: storia degli scavi“.

La caverna delle Arene Candide misura 70 x 20 metri e si presenta di forma allungata nel senso est-ovest, con l’apertura divisa in due da un enorme masso, attualmente saldato alla volta da concrezioni stalagmitiche. La parte interna è divisa in 3 zone: quella centrale più lunga e più stretta è chiamata “camera Issel”; quella a sinistra, la “sala Morelli”, ha forma circolare da cui si dipartono brevi cunicoli; quella a destra, la “sala Gandolfi” è di minori dimensioni, con l’ingresso segnato da un pilastro roccioso, ricco di concrezioni e stalagmiti.

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SCHEDA

Nome

Statuine della Caverna delle Arene Candide – Finale Ligure (SV)

Oggetto

Statuina femminile

Cronologia

La caverna delle Arene Candide è un sito archeologico di particolare importanza per lo studio della preistoria in Italia, in quanto è stato utilizzato come insediamento dal Paleolitico Superiore fino all’età romana. L’occupazione non fu continua, ma si articolò in fitte frequentazioni intervallate da periodi di abbandono più o meno brevi; questa caratteristica è evidente nella stratigrafia proveniente dal sito, con strati scuri (relativi ai periodi di frequentazione per il continuo calpestio e per le ceneri bruciate) alternati a strati chiari (relativi ai periodi di abbandono).
In particolare, le prime testimonianze risalgono al Gravettiano, quando le frequentazioni umane furono molto rare e di breve durata, con importanti episodi di uso sepolcrale, il primo dei quali è la rinomata “tomba del Principe” recentemente datata con radiocarbonio al 26.300 a.C.; ad un periodo compreso tra 11.700 e 9.400 a.C. appartengono i resti della necropoli Epigravettiana, a testimonianza dell’uso funerario della cavità.
Tra l’8.000 ed il 6.000 a.C. si registra un periodo di abbandono della grotta fino a quando iniziò l’occupazione da parte di gruppi ad economia neolitica, appartenenti alla Cultura della Ceramica Impressa; le ceramiche ritrovate sono stilisticamente simili a reperti ritrovati in molte stazioni preistoriche dello stesso periodo in Italia meridionale (Sicilia e Puglia), mentre lamine di ossidiana testimoniano l’esistenza di scambi commerciali marittimi con la Sardegna e le isole Eolie.
Intorno al 5.000 a.C. si affermò la Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata con un’intensa occupazione domestica, a testimonianza di contatti con l’Italia settentrionale; a questo periodo appartengono la gran parte delle ceramiche e degli strumenti in osso ed in pietra ritrovati, oltre alle sepolture datate al Neolitico antico.
Intorno al 4.300 a.C. si affermò una variante locale della Cultura di Chassey con attività pastorali.
Durante l’età del Rame la grotta continuò ad essere vissuta mentre nel periodo dell’età del Bronzo e del Ferro venne utilizzata saltuariamente, ma in realtà gli strati superiori sono meno decifrabili in quanto sconvolti da antichi scavi poco sistematici. Lo strato superiore conteneva reperti di età romana.

Datazione

Neolitico

Località del ritrovamento

La Caverna delle Arene Candide è posta a circa 90 metri sul livello del mare nel promontorio della Caprazoppa che separa Finale Ligure Marina da Borgio Verezzi – Provincia di Savona

Regione

Liguria

Contesto ambientale

Grotte

Reperti esposti

Alcuni reperti sono esposti al Museo Civico di Archeologia Ligure, Viale Durazzo Pallavicini, Genova Pegli – Tel. 010-6981048 ed altri al Museo Archeologico del Finale nel Chiostro di Santa Caterina, Finale Ligure Borgo (SV) – Tel. 019-690020.

Stato di conservazione

La Caverna è regolarmente aperta al pubblico da luglio 2019; un protocollo di intesa tra il Comune di Finale Ligure e la Soprintendenza ha affidato all’Istituto Internazionale di Studi Liguri (ente gestore del Museo Archeologico del Finale) la completa gestione del sito sotto il punto di vista della manutenzione, valorizzazione e promozione. Le visite guidate sono quindi organizzate dal Museo Archeologico del Finale, prenotabili con accompagnamento guidato da un archeologo. Per informazioni e prenotazioni chiamare il Museo di Finale Ligure – tel. 019-690020.

Dimensioni

Sono riportate nella descrizione

Condizione giuridica

Proprietà Stato

Bibliografia

  1. Daniele Arrobba e Andrea De Pascale (a cura di) – La caverna delle Arene Candide. Un archivio della Preistoria Europea – Istituto Internazionale di Studi Liguri – Finale Ligure 2020;
  2. Arturo Issel – “Liguria Preistorica” – in Atti della Società Ligure di Storia Patria – volume XL – Genova 1908;
  3. Roberto Maggi e Nadia Campana – “Archeologia delle risorse ambientali in Liguria: Estrazione e sussistenza fra IV e III Millennio BC” – in Bulletin du Musee d’Anthropologie Prehistorique de Monaco – supplemento n. 1 – 2008 – pp. 65-74;
  4. Angiolo Del Lucchese e Elisabetta Starnini – “Aggiornamenti sulla fase antica della cultura dei vasi a bocca quadrata in Liguria da una revisione dei materiali ceramici in corso” – in Archeologia in Liguria – Volume V – a cura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Archeologia della Liguria – 2012-2013 – pp. 27-37;
  5. Luigi Bernabò Brea – Gli scavi nella Caverna delle Arene Candide – Parte I: Gli strati con Ceramiche – Volume 1° – Istituto di Studi Liguri – Bordighera 1946;
  6. Luigi Bernabò Brea – Gli scavi nella Caverna delle Arene Candide (Finale Ligure) – Parte I: Gli strati con Ceramiche – Volume 2° – Bordighera 1956;
  7. Elisabetta Starnini – “Industria litica scheggiata” – in Il Neolitico nella Caverna delle Arene Candide (scavi 1972-1977) – a cura di Santo Tinè – Bordighera 1999 – pp. 219-236 e 450-471;
  8. Margherita Mussi, Paul Bahn e Roberto Maggi – “Parietal art discovered at Arene Candide Cave (Liguria, Italy)” – in Antiquity – n. 82 – Cambridge University Press Gennaio 2008 – pp. 265-270;
  9. Margherita Mussi, Paul Bahn, Alessandro De Marco e Roberto Maggi – “Nuove scoperte di arte parietale paleolitica in italia: la Caverna delle Arene Candide e Grotta Romanelli” – in Preistoria Alpina – n. 46 – Trento 2012 – pp. 41-47;
  10. Vitale Stefano Sparacello, Stefano Rossi, Paul Pettitt, Charlotte Roberts, Julien Riel-Salvatore e Vincenzo Formicola – “New insight on Final Epigravettian funerary behavior at Arene Candide Cave (Western Liguria, Italy)” – in Journal of Anthropological Sciences – volume 96 – 2018 – pp. 161-184;
  11. Roberto Maggi, Mauro Chiavarini, Viviana Guidetti e Adolfo Pasetti – Caverna delle “Arene Candide” (Finale Ligure) Conservazione dei lembi residui dei sedimenti rimasti dopo gli scavi – Bressanone 1996;
  12. Paul Pettitt, M. Richards, Roberto Maggi e Vincenzo Formicola – “The Gravettian burial Known as the Prince (“Il Principe”): new evidence for his age and diet” – in Antiquity – n. 77 – Cambridge University Press Giugno 2011 – pp. 15-19;
  13. Luigi Cardini – “Dipinti schematici antropomorfi della Grotta Romanelli e su ciottoli dei livelli mesolitici della caverna delle Arene Candide e della Grotta della Madonna a Praia a Mare” – in Atti della XIV Riunione Scientifica in Puglia – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Firenze 1972 – pp. 225-235;
  14. Paolo Biagi e Elisabetta Starnini – “La Cultura della Ceramica Impressa nella Liguria di Ponente (Italia Settentrionale): Distribuzione, cronologia e aspetti culturali” – in Del neolitic a l’edat del bronze en el Mediterrani occidental. Estudis en homenatge a Bernat Marti Oliver – Valencia 2016 – pp. 35-49;
  15. Roberto Maggi – “Lo strato a ceramiche graffite delle Arene Candide” – in Le ceramiche graffite nel neolitico del Mediterraneo centro-occidentale – Preistoria Alpina volume 13 – Trento 1977 – pp. 205-211;
  16. Roberto Maggi, Didier Binder, Chiara Panelli, Marzia Gabriele, Mark Pearce, Stefano Rossi, Peter Rowley Conwy – “Liguria: aperture e chiusure di un’isola fra due pianure” – in Rivista di Scienze Preistoriche – volume LXX – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Firenze 2020 – pp. 83-97;
  17. Maria Borrello e Guido Rossi – “La lavorazione di ornamenti in Spondylus gaederopus nel Neolitico della Caverna delle Arene Candide (Savona, Italia). Nota Preliminare” – In Preistoria Alpina – n. 40 – Trento 2005 – pp. 83-90;
  18. Marco Serrandimigni – “Le pintaderas nel quadro del Neolitico italiano: arte, simbolismo e funzionalità” – in Preistoria Alpina – n. 46 – Trento 2012 – pp. 203-210;
  19. Andrea De Pascale – “Le pintadere neolitiche nelle collezioni del Museo Archeologico del Finale” – in Rivista di Studi Liguri – n. LXXVII-LXXIX – 2011-2013 – pp. 203-210;
  20. Renata Grifoni Cremonesi e Annaluisa Pedrotti – “L’arte del Neolitico in Italia: stato della ricerca e nuove acquisizioni” – in Preistoria Alpina – n. 46 – Trento 2012 – pp. 115-131;
  21. Mario Giannitrapani – Coroplastica Neolitica Antropomorfa d’Italia – Bar International Serie 1020 – Oxford 2016;
  22. Angelo Mosso – Le origini della Civiltà Mediterranea – Milano 1912;
  23. Roberto Maggi, Gabriele Martino e Julien Riel Salvatore – “Caverna delle Arene Candide, gli scavi 1941-42: la scoperta del Paleolitico” – in Atti della XLVI Riunione Scientifica – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Firenze 2011 – pp. 431-436;
  24. Andrea De Pascale – “Le prime esplorazioni nelle caverne ossifere del Finalese: tracce, ipotesi e scoperte ad opera di Issel, Perrando, Morelli, Rovereto, Rossi, Amerano…” – in La nascita della Paletnologia in Liguria – Atti del Convegno – Bordighera 2008 – pp. 233-248;
  25. Giovanna Bermond Montanari – “Gli scavi alle Arene Candide (1939-1950): unica base per la ricerca preistorica nel dopoguerra” – in Atti della XXXV Riunione Scientifica – volume primo – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Firenze 2003 – pp. 75-82;
  26. Santo Tinè – “Gli scavi nelle Caverne delle Arene Candide e della Pollera” – in Atti della XV Riunione Scientifica – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Firenze 1972 – pp. 89-93;
  27. Stefano Rossi, Chiara Panelli, Andrea De Pascale e Roberto Maggi – “Di una caverna ossifera di Finale: evidenze di archeologia ottocentesca nella Caverna delle Arene Candide” – in 150 anni di Preistoria e Protostoria in Italia – volume 1 – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Firenze 2014;
  28. Margherita Mussi – “Rituels funeraires dans les sepultures Gravettiennes des Grottes de Grimaldi et de la Grotte delle Arene Candide: une mise au point” – in Nature ed Culture – Colloque de Liege – Liege 1993 – pp. 833-846;
  29. Vincenzo Formicola – “Una sepoltura infantile del Neolitico Medio alle Arene Candide” – in Preistoria Alpina n. 22 – Trento 1986 – pp. 169-175;
  30. Giorgio Paoli – “Età e statura del giovane Paleolitico delle Arene Candide” – in Atti della XVI Riunione Scientifica – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Firenze 1974 – pp. 121-129;
  31. Del Lucchese Angiolo – The Neolithic burials from Arene Candide cave the Bernabò Brea-Cardini excavations, in Arene Candide: a functional and enviromental assessment of the Holocene sequence (excavations Bernabò Brea-Cardini 1940-50) – Memorie dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana – Vol. V – 1997.
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