La scheda è stata curata da Elvira Visciola

Si tratta di una statuina femminile a tutto tondo, probabilmente facente parte del manico di un vaso, con una forte impronta naturalistica e con dettagli fisionomici e particolari dell’abbigliamento realizzati con la pittura. La statuina ha una struttura cilindrica continua, senza interruzioni tra testa, torso, fianchi e arti; la nuca è trapezoidale, con naso prominente e occhi resi da semplici perforazioni.

Un confronto iconografico è possibile con la statuina di Favella 3 a cui sembra rifarsi nella conformazione del capo, tanto da aver spinto Santo Tinè, che per lungo tempo ha operato nella zona, ad ipotizzare l’esistenza di una lunga tradizione iconografica della Sibartide, come una sorta di linguaggio formale di origine locale nel cosentino del Neolitico antico. In particolare sul capo è presente una linea resa con il colore, tra la nuca e la fronte (a Favella 3 è un segno inciso) collegata ad alcune linee perpendicolari lungo le tempie, unite a loro volta ad un ulteriore tratto orizzontale sotto il naso da cui pendono altri tre tratti verticali. Si è ipotizzato che questo possa essere una sorta di velo-diadema che incornicia il viso, simile a quello di Favella 3, come ad indicare uno status particolare delle donne che lo indossano. La capigliatura è resa in maniera dettagliata con capelli fluenti (trecce?) che scendono sulle spalle e sulla schiena; le braccia sono ripiegate verso il ventre, i glutei sono prominenti e probabili monili compaiono sul viso e sul torace. A differenza delle statuine di Favella, nel caso della statuina di Grotta Pavolella non sono presenti i caratteri sessuali primari, nascosti da una sorta di gonnellino a vita bassa reso con la pittura e che prosegue fino alla base.

Nella grotta sono testimoniati due periodi di frequentazione umana, il più antico nel Neolitico Medio (con ceramica figulina ascrivibile allo stile Passo di Corvo e Scaloria Bassa) ed il più recente in età Eneolitica, con la tipica ceramica scanalata di Piano Conte; ma la caratteristica principale della grotta è la presenza di numerosi resti ossei umani riferibili all’intero arco temporale, anche se sono testimoniati differenti riti di sepoltura.

In particolare, in uno specifico livello riferibile al Neolitico di circa 10-15 cm. di spessore sono stati trovati resti umani combusti di circa 20 individui, per lo più di giovane età, in alcuni casi addirittura calcinati per l’intensa esposizione al fuoco; inoltre, la presenza di cenere e carboni ha reso evidente che il rogo era stato acceso direttamente nella grotta attestando così uno dei rarissimi casi di cremazione in situ del Neolitico italiano, fatto sopra un precedente livello di normali inumazioni neolitiche, quest’ultimo con resti di inumati distesi su un piano compatto coperto da minuto pietrisco. Alcune ossa del livello degli inumati erano ancora in parziale connessione ed in particolare sono stati riconosciuti i resti di due individui in corrispondenza dei quali era stato deposto un vasetto di ceramica figulina dipinta bicromica. E’ nello strato dei cremati che è stata recuperata la statuina insieme ad altri frammenti di ceramica figulina, strumenti litici e resti faunistici, anch’essi con tracce di combustione. Nelle vicinanze di quest’area oggetto di scavo è stata individuata un’altra zona con lo stesso livello dei cremati che però non è stata ancora indagata, ma testimonia che la cremazione all’interno di Grotta Pavolella era un rituale ricorrente, le cui modalità ed il cui significato più profondo non sono ancora stati sufficientemente chiariti.

Negli strati Eneolitici invece sono state individuate concentrazioni di ossa umane di diverse decine di individui, raramente in connessione anatomica, deposti con il rito dell’inumazione collettiva con la costumanza, comune nella tarda preistoria italiana, dell’accantonamento delle ossa più antiche e successiva dislocazione in altre zone sotterranee, per far posto a nuove sepolture. Nello strato Eneolitico è stato rinvenuto un particolare idoletto-pugnale in osso che richiama nella forma gli idoletti cicladici diffusi in ambito sud-orientale del bacino del Mediterraneo.

Note storiche

La grotta Pavolella, esplorata negli anni 1977 e 1978 dalla Commissione Grotte “Eugenie Boegan” di Trieste e segnalata dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria nel 1977, si sviluppa su due piani sovrapposti, con un dislivello di circa 23 metri, per una lunghezza complessiva di 258 metri; presenta due accessi separati da alcune aree con concentrazioni di massi di crollo ed una profonda fessura che collega le due parti della grotta. La parte inferiore, posta ad una quota di 450 metri sul livello del mare, è quella che presenta le più importanti tracce archeologiche, con un’alta concentrazione di ossa umane tali da farle meritare la denominazione di “Grotta degli scheletri” per l’evidente carattere funerario. La grotta è stata oggetto di scavo per la prima volta nel settembre 1978 ad opera di Renato Peroni e Andrea Cardarelli e successivamente, negli anni 1979-1982, sono state condotte quattro campagne di scavo ad opera di Gian Luigi Carancini e Rita Paola Guerzoni dell’Università degli Studi di Perugia. Le prime ricerche si concentrarono nella zona antistante l’ingresso inferiore, con l’individuazione di una sequenza stratigrafica con i livelli inferiori riferibili al Neolitico medio ed i livelli medi e superiori all’Eneolitico. Le successive campagne di scavo sono state estese anche alle altre aree della grotta.


NOME Statuina di Grotta Pavolella – Cassano Jonico (CS)
OGGETTO STATUINA FEMMINILE
CRONOLOGIA La frequentazione di Grotta Pavolella si inquadra nella facies della ceramica figulina acroma e dipinta a bande rosse del Neolitico medio, 5300-5000 a.C., restituendo una delle poche testimonianze italiane del rito di cremazione in questo periodo, e nella tipica ceramica scanalata di Piano Conte ed Eoliana dell’epoca Eneolitica (dall’Eneolitico antico fino alle soglie dell’Eneolitico finale), confermando che si è in presenza di un luogo di culto nella grotta in relazione alle deposizioni di inumati.
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO La Grotta Pavolella fa parte di un gruppo di cavità carsiche del Monte San Marco che sovrasta il comune di Cassano Jonico. - Provincia di Cosenza
CONTESTO AMBIENTALE Grotte
REPERTI ESPOSTI

Non è stato possibile sapere se la statuina sia esposta o sepolta nei depositi di un Museo.

STATO DI CONSERVAZIONE

Buono.

DIMENSIONI Altezza 7,5 cm.
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
BIBLIOGRAFIA
  1. Vincenzo Tinè – Frammenti di statuine fittili femminili dal villaggio del Neolitico antico iniziale di Favella (CS) – da Preistoria Alpina – Trento 2012;
  2. Renata Grifoni Cremonesi, Annaluisa Pedrotti – L’arte del Neolitico in Italia: stato della ricerca e nuove acquisizioni – da Preistoria Alpina – Trento 2012;
  3. Mario Giannitrapani – Coroplastica Neolitica Antropomorfa d’Italia – Bar International Serie 1020 – Oxford 2016;
  4. Felice Larocca – Grotte archeologiche e siti rupestri dal Massiccio del Pollino ai Monti dell’Orsomarso – Università degli Studi di Bari Aldo Moro – 2017;
  5. Maria Antonietta Fugazzola Delpino, Vincenzo Tinè – Le statuine fittili femminili del Neolitico Italiano. Iconografia e contesto culturale – Bollettino di Paletnologia Italiana – 2002-2003;
  6. Marco Pacciarelli – Osservazioni sull’antica età del rame nell’Italia meridionale – in “Atti del 28° Convegno nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia” – 2007;
  7. Rita Paola Guerzoni – La Facies di Piano Conte nella Grotta Pavolella: la sequenza cronologica sulla base della ceramica vascolare – in “Atti della XXXVII Riunione Scientifica Preistoria e Protostoria della Calabria” – Volume I – 2002;
  8. Carmelo Colelli e Antonio Larocca – Dal Pollino all’Orsomarso. L’uso funerario delle cavità naturali in età pre-protostorica – in “Il Pollino: barriera naturale e crocevia di culture” – Università della Calabria – 2018;
  9. Gian Luigi Carancini – La produzione metallurgica e le sue molteplici implicazioni in relazione ai contesti di carattere votivo e sacrale di età protostorica – in “Miscellanea Protostorica” – 2006;
  10. Gian Luigi Carancini e Rita Paola Guerzoni – Gli scavi nella grotta Pavolella presso Cassano allo Jonio (CS) – in “Atti della XXVI Riunione Scientifica Il Neolitico in Italia” – Volume I – 1987.

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