Le abitazioni della Dea di Cristina Biaggi
Venexia Editrice, Le Civette – I Saggi

di Arianna Carta

Un libro affascinante scritto da una studiosa eclettica e coraggiosa che, ispirata dal lavoro dell’archeologa Marija Gimbutas, soprattutto dall’ipotesi di una società egualitaria nell’Europa preistorica, scrive un saggio sulla presenza e le forme delle divinità femminili.

Di formazione artistica, Biaggi consegue un dottorato di ricerca che costituisce la base di questo saggio, in cui analizza gli aspetti iconografici (simboli, incisioni e costruzioni) dei culti dedicati alla Dea della vita, morte e rigenerazione. Nello specifico, Biaggi studia templi, santuari, tombe preistoriche analizzandone i nessi e cercando le tracce della venerazione della divinità femminile dall’isola di Malta alle isole Orcadi e Shetland, lungo la costa settentrionale della Scozia.

È un testo appassionato e coinvolgente, che descrive anche un viaggio personale e spirituale che prende forma attraverso immagini fotografiche e disegni da lei eseguiti.

Pur non essendo un testo rigorosamente accademico, le osservazioni sono precise ed illuminanti quando riconoscono nelle planimetrie degli edifici sacri la rappresentazione del corpo della Dea e ne mostrano l’ampia diffusione che dal Mediterraneo tocca le coste del Nord Europa.

Alcune delle domande principali che guidano Biaggi sono: per quale motivo la grande Dea è stata detronizzata? Dove e come è possibile trovare le tracce dei culti che per millenni sono stati a lei dedicati?

 

La statua in argilla definita da Biaggi “Sacerdotessa dormiente” (ca. 3000 a.C.), trovata nell’ipogeo di Hal Saflieni a Malta. Reca tracce di ocra rossa ed è conservata presso il Museo Nazionale di Archeologia della Valletta, Malta (ph. Jan Van Der Crabben)

E tenta una risposta attraverso lo svelamento delle tracce tangibili: indizi presenti ma poco visibili o nascosti, segnali di culture che non hanno lasciato fonti scritte ma opere di enorme portata che parlano a chi sa ascoltare, a chi riesce a decifrarne i simboli. Per quale motivo i popoli neolitici hanno impiegato tante energie, forze, materiali, per l’epoca preziosi, per costruire strutture sepolcrali e templari di così grandi dimensioni? Costruzioni e simboli che, nei loro elementi di base, ritroviamo dal Mediterraneo fino all’Atlantico del Nord? Spirali, asce bipenne, motivi a chevron e zig-zag, tutti simboli della Dea, come ha ipotizzato Gimbutas.

 

Tempio di Hagar Qim (ph. Marta Agi)

L’autrice, anche attraverso una ricca sezione di immagini, ci accompagna in un viaggio intimo ed universale alla scoperta dei culti femminili celebrati dalle popolazioni del Neolitico europeo con un linguaggio di simboli e segni che travalica il mare e arriva in terre lontane per offrirsi in tutta la sua grandezza e maestosità nelle costruzioni a lei dedicate.

 

Il sito neolitico di Skara Brae nelle Orcadi (Scozia), periodo tra il 3100 a.C. ed il 2500 a.C., diventato patrimonio Unesco (ph. @orcadian.co.uk)

Non svelerò il modo in cui sepolture e templi erano legati ed interconnessi come le lettere di uno stesso alfabeto, lascerò al lettore e alla lettrice il piacere di scoprirlo da sé.

Non un testo prettamente accademico, dicevo. Ma non perché non sia rigoroso e ben documentato ma perché Biaggi, come le autentiche artiste e (ri)cercatrici, ha avuto il coraggio di seguire un’intuizione, di esplorare gli indizi e di portarla sino in fondo regalandoci una storia che fa riflettere e ha molto da insegnarci. Per tutti questi motivi consiglio la lettura di questo libro.

Arianna Carta, marzo 2022