La scheda è stata curata da Francesca Principi

Difficile dire se questo reperto sia un manufatto creato dall’uomo o piuttosto una formazione geologica naturale dalle forme molto evocative (come i botroidi, per fare un esempio). Esso si presenta come un grande ciottolo di arenaria dalle superfici levigate: la calotta in alto appare come una testa abbozzata, i profondi solchi centrali sembrano delineare un triangolo pubico su cui si innestano, lateralmente, delle masse voluminose che ricordano dei fianchi abbondanti. A ben guardare, però, la figura si presenta più come una sorta di commistione tra un corpo femminile molto schematizzato e una rappresentazione fallica. Questa fusione dell’elemento maschile e femminile trova riscontro in altre statuine paleolitiche, come la venere di Savignano, la venere del Trasimeno ma anche la venere rinvenuta nella Grotta di Weinberg presso Mauern, in Baviera. In queste rappresentazioni, come dice la Gimbutas, “il fallo è fuso con il corpo divino della Dea: lungi dall’essere un simbolo osceno, nell’antica Europa il suo significato era probabilmente affine a quello del lingam indiano”. Yoni e Lingam, appartenenti alla più remota preistoria eurasiatica, rappresentano rispettivamente l’organo genitale femminile e quello maschile, simboli di quella dualità cosmica che struttura le diverse forze animatrici dell’universo, sessualità compresa. Ma è soprattutto la loro capacità di generare sempre nuovamente la vita a costituire la loro valenza principale. In particolare, ed è un raffronto che interessa il nostro discorso, vi è una variante simbolica, lo yonilingam, che vede uniti assieme il sesso femminile e quello maschile: il lingam si erge fuoriuscendo dalla yoni, simbolo della sostanza primordiale, matrice cosmica di tutto il reale. Essa lo è, quindi, anche del lingam, assimilato al Pilastro del Mondo attorno al quale si ordina via via tutto il resto del cosmo. Questo genere di statuine, quindi, sembrano avere un’accezione simbolica un po’ diversa rispetto alle “classiche” veneri e potrebbero simboleggiare l’elevazione della forza vitale femminile grazie alla potenza insita nel fallo, in una fusione di matrice cosmogonica.

Note storiche

Il ciottolo è un rinvenimento fortuito fatto nel 1954 a Fano (PU), presso il Ponte della Liscia, a cinque metri di profondità. Il livello corrisponde alle alluvioni ghiaioso-sabbiose del terrazzo fluviale di quart’ordine, dato che permette di attribuire il reperto al Paleolitico Superiore.


NOME Ciottolo paleolitico di Fano
OGGETTO STATUINA FEMMINILE
FASCIA DI DATAZIONE Paleolitico Superiore - Fino A 10.000 anni fa
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Ponte della Liscia a Fano - Provincia di Pesaro-Urbino
CONTESTO AMBIENTALE Area Esterna
REPERTI ESPOSTI

Il reperto non è esposto, ma conservato presso i magazzini del Museo Archeologico Statale di Ancona, in Via Gabriele Ferretti 6 ad Ancona, tel. 071-202602.

STATO DI CONSERVAZIONE

Non integro

DIMENSIONI Altezza 0.42 m.
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
LINK ESTERNI

Per il Museo Archeologico Nazionale delle Marche https://www.musei.marche.beniculturali.it/

BIBLIOGRAFIA
  1. G. Baldelli – L’arte pre-protostorica in Arte e cultura nella provincia di Pesaro e Urbino – Pesaro 1986;
  2. M. Gimbutas – Il linguaggio della Dea – Vicenza – Ed. Neri Pozza Editore – 1997;
  3. J. Campbell, R. Eisler, M. Gimbutas, C. Muses – I nomi della Dea. Il femminile nella divinità – Astrolabio Ubaldini – Roma 1993;
  4. P. Graziosi – L’arte preistorica in Italia – Firenze – Ed. Sansoni – 1973.