L’inizio del Neolitico nell’area medio-adriatica coincide con la fase più evoluta del Neolitico antico dell’Italia meridionale.

… Il cosidetto “pacchetto neolitico”, che giunge in Italia meridionale verso gli 8000 anni da oggi, sembra manifestarsi con un leggero scarto cronologico nell’areale medio-adriatico, collocandosi costantemente tra i 5800 e i 5200 cal a.C. (Skeates e Whitehouse 1995-1996) …” (in M. Colombo e C. Tozzi, 2013).

In Abruzzo “… alla Cultura della Ceramica Impressa si affianca e fa seguito la Cultura di Catignano, che rientra pienamente nelle “facies a bande rosse” (o ceramiche bicromiche) caratteristiche dell’area meridionale italiana …” (in M. Colombo e C. Tozzi, 2013).

… l’analisi dei siti caratterizzati dalla presenza di “ceramica bicromica” mostra come il fenomeno della ceramica figulina decorata a bande rosse costituisca un elemento unificante per il vasto territorio che interessa tutto il versante adriatico, dall’Abruzzo alla Puglia, e arriva nel Materano, in Calabria, in Sicilia e nelle Isole Eolie …” (in M. Colombo, 2010).

Ma questa vasta area è suddivisibile in tre aree minori fra cui appunto la cultura di Catignano.

… Sulla base dei confronti e delle datazioni radiometriche è ormai chiaro come la Cultura di Catignano nasca dalla rielaborazione di due principali influssi culturali almeno in parte contemporanei: da una parte la tradizione della Ceramica Impressa medio-adriatica, dall’altra i complessi a ceramica figulina dipinta del sud-est della Penisola …” (in M. Colombo, 2010).

Confronto tra elementi della Cultura di Catignano (colonna a sinistra) e della Cultura della Ceramica Impressa meridionale, medio-adriatica e tirrenica (colonna a destra). a-b: vasi semiellissoidali in ceramica grossolana; c-d: vasi a fiasco in fine grigia; e-f, vasi a fiasco in figulina e fine rossa; g-h: decorazione “a negativo”; i-l: idoletti fittili; m-n: vaso zoomorfo (ph. T. Di Fraia e D. Tiberio, 2006)

Sempre grazie alle datazioni radiometriche disponibili per le ceramiche – rinvenute nel sito omonimo, a Colle Cera, nella grotta dei Piccioni e nella Grotta Sant’Angelo – la cultura di Catignano è situata con precisione fra i livelli della ceramica impressa e quelli della cultura di Ripoli.

I rapporti con la ceramica impressa sono testimoniati dai numerosi frammenti di ceramica grossolana provenienti dai due siti di Catignano e Colle Cera e appartengono alla prima fase di sviluppo della cultura di Catignano.

La sostanziale omogeneità nella produzione di vasi è l’elemento unificante dell’intera area della cultura di Catignano:

… il fatto che fossero prodotti con una determinata forma, impiegando un preciso tipo di impasto e soprattutto con dimensioni standardizzate sembra indicare la presenza di un modello condiviso da tutte le genti della Cultura di Catignano per rispondere a norme sociali ben precise … È probabile quindi che la tendenza delle dimensioni dei vasi a concentrarsi all’interno di classi dimensionali rifletta l’effettiva esistenza di “categorie metriche” culturalmente standardizzate; l’esistenza di un “sistema metrologico”, recentemente riconosciuto anche nella sfera della Cultura del Vaso Campaniforme, potrebbe addirittura implicare un sistema di scambi standardizzato (Dzbynski, 2006 …” (in M. Colombo, 2013).

Esempi di sovrapposizione dei profili vascolari, che hanno portato ad ipotizzare la presenza di classi dimensionali ricorrenti e riconosciute in tutti gli insediamenti della Cultura di Catignano (ph. M. Colombo, 2013)

Non solo le dimensioni ma anche le decorazioni dovevano avere una valenza simbolica che però ancora nessuno è riuscito a decodificare: un linguaggio che serviva a comunicare, all’interno dei gruppi, significati forse sull’uso e il volume degli oggetti e forse la propria diversità a gente all’esterno del gruppo, o come aveva messo in risalto anche Vincent Georges certe tipiche decorazioni aiutavano a “calcolare” con un semplice sguardo la quantità del contenuto.

Insomma gli oggetti prodotti e decorati non avevano soltanto una funzione di utilità ma i diversi tipi di decorazioni dovevano servire anche a comunicare qualcosa secondo una grammatica che è ancora per lo più oscura.

Nella storia dell’archeologia più recente sicuramente va a Marija Gimbutas il merito di avere per prima ricostruito, grazie ad un enorme lavoro di osservazione, alcune “grammatiche” della preistoria dell’Europa antica per arrivare a definire addirittura un “Linguaggio”: quello della “Dea”.

Uno degli elementi decorativi più ricorrenti nella ceramica di Catignano è il motivo a zig-zag che Gimbutas indicò come immagine dell’acqua e che è uno dei più antichi motivi simbolici documentati nella preistoria del nostro pianeta.

Considerazioni diverse invece vengono fatte per quanto concerne le decorazioni interne delle forme aperte, che sembrano non seguire schemi predefiniti e quindi lasciare spazio alla creatività dell’artigiana o artigiano.

Proseguendo nella descrizione delle ceramiche della cultura di Catignano, bisogna ancora sottolineare che “… tutta la produzione vascolare degli insediamenti di Catignano e Colle Cera implica una pratica, una esperienza e un know-how molto elevato, probabilmente patrimonio non di tutta la comunità indifferentemente, ma di qualche individuo specializzato che, attraverso una produzione regolare nel tempo, poteva mantenere e migliorare la qualità dei prodotti …

Individuo che verosimilmente era di genere femminile dato che – secondo l’opinione dell’archeologia accademica – la stanzialità necessaria ad attività artigianali era più delle donne per questioni fisiologiche legate al parto e alle mestruazioni.

Standardizzazione di forme, elementi diagnostici e decorazioni (ph. M. Colombo, 2013)

Ma possiamo anche introdurre altri punti di vista, come quello dell’antropologa Elisabeth Fisher nel suo testo Women’s Creation: Sexual Evolution and the Shaping of Society che sostiene che “… il primo dispositivo culturale era probabilmente un contenitore …” e i contenitori servivano soprattutto alle donne che in maggioranza erano raccoglitrici ed avevano dunque bisogno di recipienti in cui conservare il raccolto in sovrappiù da consumare in momenti successivi alla raccolta o da scambiare con altri individui della stessa comunità.

I reperti più numerosi sono quelli in ceramica figulina croma o con motivi geometrici rossi. Una caratteristica che appare saltuariamente è la marginatura in nero ottenuta con la tecnica a negativo (la sua prima apparizione è nella Grotta Scaloria).

Alcuni frammenti presentano bande e linee realizzate con strumenti taglienti su impasto ancora fresco. E poi c’è la ceramica grossolana che non è decorata ma presenta elementi plastici che scandiscono la superficie del vaso in forme geometriche.

Nella Cultura di Catignano le forme più numerose sono le forme aperte profonde, le forme chiuse senza collo e i vasi a fiasco, meno presenti le forme aperte e poco profonde.

… pressoché tutti i vasi sono caratterizzati dalla presenza di anse a nastro, elemento che invece è quasi assente in tutti i gruppi meridionali; per quanto queste abbiano una morfologia molto semplice, si richiamano direttamente alle anse caratteristiche della ceramica impressa … In generale è difficile fornire una interpretazione funzionale delle tipologie dei diversi recipienti, ma è probabile che sia i vasi profondi di forma aperta che quelli di forma chiusa e privi di collo fossero utilizzati per lo stoccaggio a breve termine ed il consumo “quotidiano” di modeste quantità di alimenti … tali forme sono prive di elementi per la chiusura e alcune prove sperimentali fanno escludere che fossero adibiti a contenere liquidi: soltanto i vasi in ceramica figulina riescono a mantenere anche per qualche giorno il loro contenuto di acqua, mentre i vasi in ceramica fine e grossolana sono risultati essere del tutto permeabili e hanno disperso rapidamente il loro contenuto …” (in M. Colombo, 2013).

La Cultura di Catignano corrisponde come epoca alla cultura di Danilo sulla sponda orientale dell’Adriatico e gli scambi fra le due culture sono stati più volte sottolineati da diversi studiosi, ciononostante “… la nascita e la veloce diffusione della pittura in rosso della ceramica figulina sembrano con ogni probabilità legate ad uno sviluppo locale all’interno delle prime ceramiche dipinte meridionali e non ad influenze esterne, in particolare dall’est Adriatico …” (in M. Colombo e C. Tozzi, 2013).

Giusi Di Crescenzo – 2022


Bibliografia

  1. Giovanna Radi e Caro Tozzi – La ceramica impressa e la cultura di Catignano in Abruzzo – in “De Méditerranée et D’Ailleurs… Mélanges offerts à Jean Guilaine” – Toulouse 2009;
  2. Marta Colombo e Carlo Tozzi – La Cultura di Catignano nel panorama della ceramica dipinta neolitica italiana: contatti con le culture della sponda adriatica orientale – in “Studies in Mediterranean Archaeology for Mario Benzi” – Oxford 2013;
  3. Marta Colombo – Nuovi dati sulla cultura di Catignano: spunti e problematiche sul suo inquadramento nell’ambito della ceramica dipinta a bande rosse – in “Origini” XXXII – Nuova Serie IV – 2010;
  4. Marta Colombo – Standardizzazione delle misure e delle decorazioni dei vasi nella Cultura di Catignano (5400/4900 cal BC): la presenza di “unità di misura” nel neolitico italiano – in “Actas del I Congreso Internacional sobre Estudios Ceramicos” – Universidad de Cadiz 2013;
  5. Aleksander Dzbinsky – Article en ligne. Un nouveau phénomène métrologique dans l’Europe néolitique – in “Bulletin de la Société préhistorique française” tome 103 n. 1 – 2006 – pp. 160-169;
  6. Elisabeth A. Fisher – Women’s Creation: Sexual Evolution and the Shaping of Society – Wildwood House Ltd – 1980;
  7. Tommaso Di Fraia e Daniela Tiberio – Nuovi dati dalla Grotta Sant’Angelo di Civitella del Tronto (Te): quali culti e/o quali attività? – in “Preistoria e Protostoria in Etruria. Ottavo incontro di Studi. Paesaggi reali e paesaggi mentali. Ricerche e scavi” – 2006 – pp. 477-489;
  8. Georges Vincent – La volumétrie dans les agrosystèmes préhistoriques: céramique étalon (campaniforme) ou instrument de mesure complexe? Le contenant céramique et le modèle campaniforme – in “Bulletin de la Société préhistorique française” tome 103 n. 3 – 2006 – pp. 609 – 613.

Vedi Schede collegate

Statuina di Catignano (PE)