Pitture rupestri del Riparo delle Formiche Rosse – Sant’Anatolia di Narco (PG)

La scheda è stata curata da Eleonora Ambrusiano

Pitture rupestri del Riparo delle Formiche Rosse – Sant’Anatolia di Narco (PG)

La scheda è stata curata da Eleonora Ambrusiano


Le testimonianze di frequentazione storica del riparo sono del tutto assenti. All’interno sono state individuate undici pitture in colore nero, distanziate tra loro. Sono rilevabili motivi arboriformi e ramiformi e due antropomorfi schematici, di cui uno incompleto e un altro con volto a “T” e piedi conformati come artigli di rapace. Sembrano essere attribuibili all’Età del Rame. Le rappresentazioni prevalenti sono quindi quelle di antropomorfi schematici arboriformi, figure composte da una linea verticale (centrale) a cui sono attaccati lateralmente segmenti molto più corti, spesso tendenti verso il basso. Nel caso di questo riparo, le linee corte sono presenti simmetricamente su entrambi i lati.

Dagli studi archeologici sappiamo che in genere questo tipo di motivo cosiddetto arboriforme, inciso o dipinto su varie tipologie di supporti, trova numerosi esempi durante un arco cronologico ampio che va dal Paleolitico superiore finale ad epoche più recenti (età del Ferro), ed è attestato inoltre in varie zone geografiche, tra cui Italia, dal nord al sud (Piemonte Belluno, Puglia,) Francia meridionale, Penisola Iberica etc., a dimostrazione probabilmente di un significato simbolico condiviso; per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, lo troviamo nella grotta dei Cervi di Porto Badisco (Lecce). Per quanto riguarda i confronti con la penisola iberica, come, per citarne solo alcuni, nel sito di Pala de Cabras (provincia di Ourense, nei pressi di Vigo), in quello di Vega de Espinareda (provincia di León) e in generale molto comuni in tutta la penisola, in cui sono stati interpretati a somiglianza di alcune piante di cereali (Santos-Estevez, Tejerizo-García, Alonso Toucido, 2020).

Per ciò che riguarda la realizzazione delle pitture, gli studiosi hanno evidenziato che quelle in colore nero sono per lo più caratterizzate da tratti discontinui, dove le interruzioni corrispondono alle piccolissime concavità della superficie rocciosa; questa caratteristica è probabilmente conseguenza dello sfregamento di una sostanza colorante nera, forse un pezzo di legno carbonizzato, su una superficie ruvida; tuttavia in Umbria alcune pitture in colore nero e la totalità delle pitture in colore rosso presentano una esecuzione più accurata con una colorazione uniforme, verosimilmente ottenuta con un colorante di consistenza fluida spalmato con un pennello. In generale, si può affermare che queste rappresentazioni sono comuni a tutto il territorio, in particolare nei siti che spesso si trovano lungo punti di transito o controllo dei territori, su pareti rocciose o in piccoli ripari di difficile accesso ma situati in posizioni che dominano vie di transito o valichi montani, con simboli ricorrenti presenti in vaste aree in tutta Europa. Inoltre, nel caso specifico dell’Umbria, sono importanti i riferimenti alla presenza di acque di stillicidio come al Riparo di Pale, in cui le figure antropomorfe sono ricavate e coperte da concrezioni da mettere in rapporto con culti delle acque di stillicidio e galattofore. Il rapporto con le acque rientra nel complesso cultuale diffuso da epoche antichissime e fino ai nostri giorni, ma sviluppatosi soprattutto nel Neolitico e poi ampiamente diffuso nell’età del Bronzo, con offerte alle acque di stillicidio o a quelle di laghetti e corsi d’acqua, sia nelle grotte che all’aperto, e anche alle acque termali e manifestazioni geotermiche.

Note storiche

Dal punto di vista territoriale e morfologico queste località presentano alcune caratteristiche comuni al resto dei siti finora individuati in Italia centrale, caratteristiche in cui sono forse evidenziabili alcuni fattori comuni nella scelta dei luoghi. Infatti i siti si trovano in aree montuose dell’Appennino interno, e di solito presso la confluenza tra piccole valli ed importanti corsi fluviali (fiume Nera, Menotre, etc); le incisioni raffigurate sono state realizzate per lo più lungo la parete di fondo dei ripari sottoroccia che hanno dimensioni comprese tra 20-30 m, e sono orientati secondo la posizione di levata e tramonto del sole e si trovano in luoghi impervi con un accesso poco agevole. L’acqua è presente, sia essa in forma di stillicidio, di piccole polle o affioramenti sorgivi, e si può ipotizzare che sia stato uno dei motivi, anche simbolici, per la scelta dei luoghi.

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SCHEDA

Nome

Pitture rupestri del Riparo delle Formiche Rosse – Sant’Anatolia di Narco (PG)

Oggetto

Pitture o graffiti rupestri

Cronologia

Non sono state effettuate datazioni puntuali, per analogia attribuite all’’età del Rame.

Datazione

Età Del Rame

Località del ritrovamento

Sant’Anatolia di Narco – Provincia di Perugia.

Regione

Umbria

Contesto ambientale

Ripari

Reperti esposti

In situ.

Stato di conservazione

Discreto.

Condizione giuridica

Proprietà Stato

Bibliografia

  1. Tommaso Mattioli – L’arte rupestre preistorica e protostorica dell’Umbria – 2007;
  2. Renata Grifoni Cremonesi – “Siti rupestri con manifestazioni artistiche dipinte e incise lungo la dorsale degli Appennini in Italia: paesaggio e viabilità, uso del territorio, simboli ricorrenti” – in L’arte rupestre nella penisola e nelle isole italiane: rapporti tra rocce incise e dipinte, simboli, aree montane e viabilità – (a cura di) Francesco Marco Paolo Carrera, Renata Grifoni Cremonesi e Anna Maria Tosatti – Archaeopress Publishing, Oxford 2021;
  3. Manuel Santos-Estevez, Carlos Tejerizo-García e Francisco Alonso Toucido – El abrigo con pintura esquemática de Pala de Cabras (Ourense). Encuentros y desencuentros entre dos tradiciones – 2020;
  4. Renata Grifoni Cremonesi e Anna Maria Tosatti (a cura di) – L’arte rupestre dell’età dei metalli nella penisola italiana. Localizzazione dei siti in rapporto al territorio, simbologie e possibilità interpretative – Archaeopress Publishing, Oxford 2017;
  5. José Avelino Gutiérrez González e Josè Luis Avelló Alvarez – Las pinturas rupestres esquemáticas de Sésamo – Vega de Espinareda (León) – Centro de Investigación y Museo de Altamira – Ed. Ministerio de Cultura – 1986.
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