La scheda è stata curata da Elvira Visciola

Trattasi di una piccola statuina antropomorfa in argilla grossolana, raffigurante un personaggio femminile in posizione eretta con le braccia aperte, una delle quali mutila della mano rimane solo fino al gomito, laddove c’è un foro probabilmente perché in un vecchio restauro si era inserita la mano mancante. Le dita della mano presente sono indicate da semplici incisioni. Sul busto figurano in rilievo i due seni e all’altezza del pube c’è un’incisione di circa 13 mm. praticata sull’argilla cruda; il solco prosegue fino alla parte posteriore, laddove tra le gambe c’è un piccolo foro che probabilmente serviva ad incastrare un supporto per mantenere la statuina in posizione verticale. Le gambe sono leggermente distanziate, mentre i piedi sono mancanti probabilmente a causa di vecchie rotture. Il volto presenta occhi, naso e bocca realizzati grossolanamente con uno strumento appuntito, mentre ai lati della testa sono presenti due protuberanze, forse a raffigurare le orecchie o una complessa acconciatura. Sul lato posteriore del capo una lunga coda o treccia scende fino al centro della schiena.

La statuina viene interpretata come divinità protettrice legata ad un culto domestico, ipotesi rafforzata dal luogo di ritrovamento, all’interno di una capanna, posizionata in uno spazio tra il muro esterno ed il tetto dell’abitazione, giaceva a pancia in giù sulla terra battuta e coperta dal peso del crollo di parte della parete; accanto alla statuina sono stati trovati anche due vasi in miniatura, una piccola tazza con manico in impasto nero e un piccolo supporto a forma di clessidra, elementi che hanno fatto pensare all’esistenza di un altare domestico. Il ritrovamento delle statuine all’interno delle abitazioni non è molto diffuso in Italia durante la prima età del Bronzo, ma è possibile ritrovare altri esempi verso la tarda età del Bronzo, utilizzati come spiriti protettivi della casa, come gli esemplari di Bologna-Villa Casarini, Coppa Nevigata, Rocavecchia ed altri (P. Cassola Guida, 2013).

Note storiche

La statuina è stata ritrovata all’interno della capanna n. 4, in un’intercapedine tra la parete ed il tetto interpretata come luogo a protezione della famiglia, insieme a due vasi in miniatura. La capanna, così come tutto il villaggio, erano stati sepolti da blocchi di lapilli e cenere vulcanica eruttate dal Vesuvio in quella che è denominata delle “Pomici di Avellino” per la direzione della prevalente caduta dei lapilli, che appunto avvenne verso questa città; il materiale eruttato si è depositato su un’area di circa 2000 mq attorno al vulcano nel XVIII secolo a.C., ossia nel periodo di diffusione della Facies di Palma Campania, dal nome dell’omonima località nella quale si effettuarono i primi significativi ritrovamenti archeologici. Il villaggio, inoltre, è stato investito da un’alluvione fangosa che, penetrata all’interno delle abitazioni, ne ha inglobato le strutture creandone un autentico calco; è proprio questa caratteristica che ha consentito di conservare intatte le testimonianze che hanno permesso di studiare a fondo la vita del villaggio.

Lo scavo è durato da maggio 2001 a marzo 2002, guidato dall’archeologa Claude Albore Livadie del Consiglio Nazionale delle Ricerche francese e docente presso l’Università di Napoli ed ha interessato un’area di circa 1400 mq a circa 6 metri dal piano di campagna. Il villaggio è stato abbandonato repentinamente nelle prime fasi dell’eruzione e sembra che gli abitanti umani siano riusciti a scappare tutti, mentre non hanno seguito la stessa sorte alcuni animali; infatti, un cane è stato trovato morto asfissiato nell’intercapedine della capanna 3 dove probabilmente si era rifugiato, mentre 9 pecore, alcune gravide, erano chiuse in una gabbia ed altre 4 legate allo steccato di un recinto.

Le case, tutte orientate nord ovest-sud est, avevano dimensioni diverse l’una dall’altra, alcune più piccole di altre, con una struttura a forma di ferro di cavallo, con l’ingresso che si apriva sul lato corto; il tetto era molto alto e spiovente, retto da una palificazione centrale arrivava sino al suolo, rivestito con fascine in paglia, all’interno graticci con ramoscelli intrecciati formavano un’intercapedine. Le case erano composte da due o tre stanze comunicanti tra loro, con gli ambienti centrali utilizzati come soggiorno, con un focolare al centro e la piastra di cottura, mentre la zona absidata era utilizzata come dispensa per le derrate, con pezzi di carne appesi alle travi del tetto e spighe di cereali conservate all’interno di grandi contenitori. Il recinto che racchiudeva le case fungeva da discarica, dove sono stati trovati numerosi scarti di generi alimentari. In uno di questi giardini erano sepolti due feti umani di pochi mesi, protetti da un frammento di vaso grossolano. Gli animali erano custoditi in spazi coperti che però non sono stati oggetto di scavo. L’economia del villaggio era basata sulla pastorizia e agricoltura, oltre ad attività di caccia utile al sostentamento alimentare.

Sono stati trovati numerosi vasi, recipienti in legno canestri di vimini e vari oggetti d’uso, tra cui un copricapo cerimoniale fatto di placchette derivate da zanne di maiale, destinato probabilmente a particolari cerimonie.


NOME Statuina di Nola (NA)
OGGETTO STATUINA FEMMINILE
CRONOLOGIA Le circostanze del rinvenimento hanno consentito di datare al radiocarbonio alcuni carboni e resti ossei di ovicaprini e del cane rinvenuto nella capanna 8, pertanto si è fissato l’avvenimento dell’eruzione vesuviana in un periodo che oscilla tra il 1949 e il 1767 a.C. cal.
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO La statuina è stata ritrovata nel villaggio preistorico di Nola – Croce del Papa. - Provincia di Napoli
CONTESTO AMBIENTALE Abitazioni
REPERTI ESPOSTI

I reperti del villaggio preistorico di Nola – Croce del Papa sono custoditi nel Museo storico archeologico di Nola, in Via Senatore Cocozza 2, tel. 081-5127184.

STATO DI CONSERVAZIONE

La statuina è in ottimo stato di conservazione, presenta delle rotture di vecchia data, alcune restaurate già all’epoca.

DIMENSIONI Altezza complessiva di 10 cm.
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
LINK ESTERNI

Per Museo storico archeologico di Nola

BIBLIOGRAFIA
  1. Claude Albore Livadie – A first Pompeii: the Early Bronze Age village of Nola-Croce del Papa (Palma Campania phase) – in “Antiquity” n. 76 – 2002 – pp. 941-942;
  2. Claude Albore Livadie – Nola, une Pompei du Bronze ancien 1800-1700 environ avant J.C. – in “L’age du bronze en Mediterranee. Recherches recentes” a cura di Dominique Garcia – 2011 – pp. 65-82;
  3. Claude Albore Livadie, Mark Pearce, Matteo Delle Donne, Natascia Pizzano – The effects of the Avellino Pumice eruption on the population of the Early Bronze age Campanian plain (Southern Italy) – in “Quaternary International” n. 499 – 2019 – pp.205-220;
  4. Claude Albore Livadie, Emilio Castaldo, Nicola Castaldo, Giuseppe Vecchio – Sur l’architecture des cabanes du Bronze ancien final de Nola (Naples-Italie) – in “Actes du Congres National del societes historiques ed scientifiques” n. 127 – 2002 – pp. 487-512;
  5. Paola Cassola Guida – Figurine fittili antropomorfe nel Bronzo Finale Italiano – in “Studies in Mediterranean Archeology for Mario Benzi” a cura di Giampaolo Graziadio, Riccardo Guglielmino, Valeria Lenuzza e Salvatore Vitale – 2013 – pp. 239-248;
  6. Elena Soriano e Claude Albore Livadie – La facies di Palma Campania: omogeneità culturale interna e circolazione di modelli ceramici – in “Facies e culture nell’età del Bronzo italiana?” – Roma 2015 – pp. 231-254;
  7. Claude Albore Livadie e Giuseppe Vecchio – Nola – Croce del Papa: un villaggio sepolto dall’eruzione vesuviana delle Pomici di Avellino – Napoli 2020.

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