La scheda è stata curata da Arianna Carta

Si tratta di un monumento di complessa interpretazione, databile al XI secolo A.C., appartenente alla tipologia dei pozzi sacri. La struttura è posta all’interno di un sito nuragico che si estende per circa un ettaro, collocato nei dintorni di Paulilatino. Il complesso archeologico presenta, oltre al pozzo, un nuraghe, una capanna delle riunioni con recinto, tabernae, ed altre capanne. Il pozzo è strutturato in questo modo: atrio o vestibolo e scala che discende nella camera sotterranea in cui si trova la sorgente d’acqua, sormontata da una volta a tholos costruita con anelli concentrici.  Il perimetro della parte superficiale, denominato temenos (recinto sacro), si sviluppa con una forma che in termini archeologici viene definita “a serratura di chiave”, mentre il vano scala di forma trapezoidale, costituito da 25 gradini di basalto, disposti in filari di conci isodomi, scende per una profondità di 6 metri e mezzo e presenta una scala rovesciata nella parte superiore. Questo elemento crea un suggestivo effetto che si ripresenta, come gioco di luci ed ombre, nella proiezione dell’ombra capovolta durante gli equinozi.

La tecnica costruttiva a conci isodomi, tipica del Bronzo finale, prevedendo blocchi di pietra di altezza uguale ma disposti in file sfalsate, offre un interessante effetto visivo.

Durante gli scavi sono state effettuati i seguenti ritrovamenti: quattro statuine di bronzo fenicie, due fibule, alcune figure fittili antropomorfe. Nell’area annessa al pozzo sono state rinvenute numerose terrecotte figurate, vaghi di collana e balsamari in pasta vitrea.

Il pozzo rappresenta, secondo lo storico delle religioni Vittorio Lanternari, una tipologia unica nel suo genere e dimostra il culto dell’acqua nell’isola. La sua funzione cultuale è dimostrata dall’estrema complessità dell’architettura dei pozzi, non spiegabile con motivazioni meramente pratiche. Anche il collega Raffaele Pettazzoni, nel suo saggio dedicato alle religiosità delle antiche popolazioni sarde, parla dell’importanza dei culti legati alle acque in Sardegna, facendo riferimento al pozzo di Santa Cristina.

Lebeuf ne ha studiato le caratteristiche architettoniche legate alla osservazione dei fenomeni celesti, in particolare i movimenti lunari. Secondo lo studioso, grazie alla particolare disposizione dei conci arretrati, il monumento sarebbe servito, tra le altre cose, per prevedere le eclissi lunari. Da notare che ogni 18,61 anni la luna si specchia sulla superficie dell’acqua nel fondo del pozzo raggiungendo la sua massima altezza in occasione del lunistizio.

Durante gli equinozi di settembre e marzo il sole, in asse con la scalinata, illumina perfettamente il fondo del pozzo. La struttura era dunque legata sia a fenomeni solari che lunari, fatto che permette di ipotizzare relativi culti.

Note storiche

Le prime notizie riguardanti il pozzo sacro risalgono alla metà dell’Ottocento e si devono agli studiosi come La Marmora (nel 1840), Angius (nel 1846) e Spano (nel 1857). Gli scavi per il recupero e restauro della struttura cominciano nel 1953 ad opera di Enrico Atzeni.


NOME Pozzo sacro di Santa Cristina
OGGETTO CULTI
CRONOLOGIA
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Il pozzo è in Località Santa Cristina, nel Comune di Paulilatino. - Provincia di Oristano
CONTESTO AMBIENTALE Area Esterna, Ipogei, Osservatori Astronomici
REPERTI ESPOSTI

Il pozzo si trova all’interno del Parco Archeologico Naturalistico di Santa Cristina, Località Santa Cristina nel comne di Paulilatino ad Oristano; telefono 0785-55438; orari visite: ogni giorno dalle 8.30 fino al tramonto.

STATO DI CONSERVAZIONE

Ottimo.

DIMENSIONI La cella di pianta circolare presenta un diametro circa 2,5 m, mentre la thòlos (pseudocupola) a volta ogivale è alta circa 7 metri.
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
LINK ESTERNI

Per il Pozzo di Santa Cristina

BIBLIOGRAFIA
  1. Franco Larner – Il tempio a pozzo di S. Cristina. Storia, tecnologia, architettura e astronomia – Flap edizioni – Mestre 2008;
  2. Arnold Lebeuf – Il pozzo di Santa Cristina un osservatorio lunare – TlilanTlapalan – 2011;
  3. Giovanni Lilliu – La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all’età dei nuraghi – Il Maestrale – 2004;
  4. Alberto Moravetti – Il Santuario nuragico di Santa Cristina – Guide e Itinerari – Sardegna archeologica – Carlo Delfino editore – 2003;
  5. Raffaele Pettazzoni – Religione primitiva in Sardegna Sassari – Carlo Delfino editore [1912] 1993.

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Approfondimenti

Il pozzo sacro di Santa Cristina: alcune considerazioni sui simboli – Arianna Carta