A cura di Barbara Crescimanno

Gli ossi a globuli sono a tutt’oggi un piccolo mistero dell’archeologia. In Sicilia sono stati finora ritrovati 24 esemplari, databili al Bronzo antico di facies castellucciana (XXIII-XV sec. a.C.) che si aggiungono a un esemplare proveniente da Tarxien (Malta), due dalla Puglia, uno da Lerna (Peloponneso) e tre da Troia.

Si tratta di placchette ricavate da ossa lunghe – non si sa se animali o umane – sezionate in senso longitudinale e lavorate sulla faccia esterna per ottenere, tramite una sorta di bassorilievo estremamente raffinato, una fila di bugne (i cosiddetti globuli), spesso decorate con eleganti incisioni sia sui globuli che sugli spazi laterali intorno ad essi, con motivi a rete, a stella, ad occhi, etc. Dei manufatti siciliani 10 provengono da abitato, 8 da necropoli, 3 da grotta, mentre 3 sono privi di contesto noto.

Francesca Mercadante classifica due gruppi di ossi, distinti per tipo di lavorazione: da un lato la tipologia castellucciana (TC), elaborata con incisioni sia sui lati che sui globuli; dall’altro la tipologia castellucciana mediterranea (TCM), con fasce laterali e globuli lisci, di cui fanno parte alcuni esemplari siciliani (vedi elenco dei siti) e gli esemplari extra isolani.

Castelluccio (Noto, SR) è il sito che dà il nome a questa facies storica, ed è anche il luogo in cui è stato fatto il rinvenimento più cospicuo di questa tipologia di manufatto: sette esemplari differenti, di cui quattro dalla zona della necropoli, due all’interno di una tomba, e uno nell’abitato. Il numero dei globuli per esemplare è variabile, e non definitivamente ricostruibile data anche la frammentarietà dei manufatti.

È ancora assolutamente dubbia la funzione di questi oggetti: alcuni motivi vagamente astrali ne potrebbero indicare significati magico-religiosi, ma si tratta di elementi non costanti, come il numero dei globuli per esemplare che varia, tra tutti gli esemplari ritrovati in Sicilia, da sei a più di venticinque.

Evans li considera idoletti femminili estremamente stilizzati: l’ipotesi è corroborata dall’esemplare ritrovato alla grotta Lazzaro, non lontano da Castelluccio, che presenterebbe particolari anatomici come occhi, ombelico e forse l’indicazione del sesso. Le decorazioni sembrano seguire delle sequenze regolari, come se si seguisse un equilibrio tra aree decorate e non decorate; la sequenza dei globi potrebbe essere una iterazione di seni o addomi rigonfi (gravidi?) in funzione di talismano o amuleto; oppure gli ossi avrebbero funzione di simbolo di appartenenza identitaria a un qualche gruppo specifico o di status all’interno di un clan. Tuttavia, è da tenere in considerazione che la facies di Castelluccio e le coeve di Mursia (Pantelleria) e Capo Graziano (Eolie) furono le prime della preistoria siciliana a far uso di sistemi mnemonici, come i “marchi da vasaio”, o i cosiddetti “contrassegni”, chiamati in ambito archeologico con il termine inglese token. Si tratta di piccoli oggetti d’argilla che rappresentano unità di calcolo, come, ad esempio, una misura di cereali o di capi di bestiame; erano modellati in forme singolari, spesso geometriche, facilmente riconoscibili, identificabili e duplicabili (coni, sfere, dischi, cilindri, tetraedri, ovoidi, rettangoli, triangoli, biconidi, paraboloidi, a spirale, ovali, a forma di vasi, di attrezzi e, infine, di animali); sulla superficie di alcuni di essi sono anche incisi dei segni. Nulla esclude che anche gli ossi a globuli possano essere dei memory tools, magari per conteggiare un numero di gravidanze.

Certamente, il motivo degli occhi “apotropaici” presente su molti esemplari è di notevole interesse; la simbologia dell’occhio sembra avere radici profonde in Sicilia: si pensi agli occhi incisi ed excisi sulla ceramica stentinelliana del neolitico medio iniziale, o alle ceramiche della Muculufa, di Adrano, della stessa Castelluccio, in cui il ripetersi del tema sembra mostrare una uniformità concettuale. Secondo Sebastiano Tusa esisterebbe “un legame tra le figure antropomorfe con maschera d’uccello dell’Addaura e le figurine piumeggiate della cultura neolitica stentinelliana. E così in seguito tra gli occhi apotropaici stentinelliani e l’occhio scolpito della necropoli eneolitica di Roccazzo”. Le rappresentazioni di occhi, aggiungiamo, vanno confrontate con gli esempi della cosiddetta “Dea occhio” del Vicino Oriente (Tel Brak, Siria orientale, 3500 a.C. circa). Secondo Crawford, che ha coniato il termine nella sua pubblicazione “The Eye Goddess”, questa divinità rappresenta una combinazione di morte e resurrezione, trovandosi quindi spesso rappresentata in contesti funerari. La “Dea Occhio” occidentale, che ritroviamo in Francia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna (e quasi esclusivamente in contesti sepolcrali), viene considerata dalla Gimbutas “imparentata” con la “Dea Uccello”, a causa dei segni simbolici che compaiono nei manufatti che la rappresentano, ad esempio gli Idolos oculados in osso della penisola iberica: occhi con ciglia, o sopracciglia multiple, chevron, forme a clessidra e a rete, gli stessi segni che compaiono sugli ossi a globuli siciliani. Se manifestazioni di oculados iberici sono state ritrovate nel Mediterraneo orientale, possiamo ipotizzare rotte marine tra la penisola iberica e, attraverso la Sicilia, l’oriente siriano, e viceversa.

Grazie allo studio sistematico fatto dalla Mercadante sull’iconografia presente sui manufatti siciliani possiamo elencare in dettaglio gli elementi utili ad una interpretazione simbolica. Il reticolato geometrico laterale, che sembra riprodurre un tessuto o una rete, viene ottenuto con rombi, rombi associati a triangoli, ottagoni associati a quadrati; oppure troviamo linee singole e doppie associate a triangoli singoli, doppi o multipli, o associate a reticolati e occhi frangiati.

I simboli che troviamo sui globuli: occhi (circondati da segni radiali di vario tipo, in un caso associati ad un becco, o realizzati in maniera stilizzata da linee curve “a virgola chiusa”), fori (da incastonatura?), fori con croce, triangoli opposti al vertice o x (vedi immagini).

Talvolta si trovano sui manufatti dei fori passanti, in numero variabile e in posizioni non sempre simili; tuttavia la loro presenza, o quella di solchi dove passare un legaccio, riscontrati su molti esemplari, ha fatto ritenere che gli ossi venissero portati addosso, forse appesi al collo, come oggetti che non avevano funzioni pratiche ma forse legate ad un culto; secondo la Mercadante, gli ossi potevano essere una sorta di lungo anello mantenuto su tutte le falangi del dito di chi lo indossava come simbolo di potere o autorità.

Duccio Belgiorno (Direttore del Museo civico di Modica negli anni ’90 del secolo scorso) ha proposto un’altra suggestiva ipotesi, tutta da verificare: gli ossi a globuli potrebbero essere strumenti musicali a carattere rituale del tipo “rombo” (bull roarer), ancora oggi utilizzati come strumento sacro in molte popolazioni di interesse etnologico, in riti propiziatori alla caccia o nelle cerimonie funebri (cfr. A. Schaeffner, Origine degli strumenti musicali, pp. 147-50).

Gli ossi a globuli sono stati ritrovati in diversi siti siciliani. Oltre ai sette esemplari di Castelluccio, segnaliamo:

Baravitalla, Modica RG (1 esemplare, in capanna TC);

Buscemi, SR (1 es. in sepoltura, Grotta Masella);

c.da Paradiso, Caltagirone CT (1 es. in abitato sporadico TC);

Canticaglione, Licata AG (1 es. in abitato TC);

Castiglione, RG (1 es. in abitato, 1 in necropoli TC);

Cava Labbisi-Petraro, Scicli RG (1 es. in grotta TC);

Cava Lazzaro, Modica RG (1 es. in grotta TC);

La Muculufa, CL (1 es. in capanna TMC);

Lentini, SR (1 es. TC);

Monte Casale, Buscemi SR (1 es. in capanna TMC);

Petraro di Villasmundo, Melilli SR (2 es. in abitato TMC);

Sante Croci, Comiso SR (1 es. in capanna, 1 in necropoli TC);

Sciacca, AG (2 es. collezione Veneroso).

Note storiche

L’Orsi, che ritrovò a Castelluccio sei esemplari, non riuscì a conciliare la presenza di un manufatto tanto “raffinato” con la “rozza suppellettile” sicula dell’epoca, e finì per ritenerli oggetti d’importazione. L’archeologo scriveva infatti nel 1906: “Emerge pertanto che [le ossa a globuli di Castelluccio] non solo non furono fabbricate in Sicilia, ma sono documento irrefragabile di commerci marini antichissimi (certo anteriori alla metà almeno del secondo millennio a.C. e che con tutta probabilità toccano il terzo), fra le coste orientali della Sicilia e quelle asiatiche…”.

L’Orsi azzardò che potessero essere rivestimenti di impugnature di armi metalliche, ma in molti esemplari non si trovano i fori di adattamento, e i ritrovamenti in sepolcri non violati in cui armi in metallo risultano assenti smentiscono questa ipotesi. Diversamente però da quanto si è ritenuto al tempo dei primi ritrovamenti, oggi si è ipotizzata una origine in Sicilia (quasi sicuramente i manufatti sono prodotti di artigiane/i locali, e non importati) e da qui la diffusione in altre aree del Mediterraneo. In Sicilia ritroviamo infatti una quantità di manufatti di gran lunga superiore a quella di tutti gli esemplari extra-isolani messi insieme, con esempi di grande raffinatezza e maggiore complessità.

Secondo la Mercadante, invece, il distacco tecnico all’origine di questa tipologia di artigianato, la perizia miniaturistica indice di una tecnica in avanzata evoluzione senza confronti (fino adesso) con la restante produzione locale, indicherebbe maestrie non locali che – diversamente dall’Orsi – si pensano provenienti dalla penisola iberica.


NOME Ossi a globuli di Castelluccio
OGGETTO MANUFATTI
FASCIA DI DATAZIONE Eta’ Del Bronzo - 4.000 – 3.000 anni fa
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Necropoli di Castelluccio, comune di Noto. - Provincia di Siracusa
CONTESTO AMBIENTALE Area Esterna, Grotte, Sepolture
REPERTI ESPOSTI

I reperti sono conservati al Museo Archeologico Paolo Orsi, Viale Teocrito, 66, Siracusa, +39 0931 489511.

STATO DI CONSERVAZIONE

Buona conservazione di due esemplari, frammenti di cinque esemplari di cui due molto usurati.

DIMENSIONI Vedi dettagli nella descrizione.
LINK ESTERNI

Per il Museo Archeologico Paolo Orsi

BIBLIOGRAFIA
  1. P. Orsi – La necropoli sicula di Castelluccio, BPI XVIII 1892 – pp. 1-34 e 67-84;
  2. P. Orsi – Scarichi del villaggio siculo di Castelluccio (Sicilia) – BPI XIX 1893 – pp. 30-51;
  3. J. D. Evans – Bossed Bone Plaques of the Second Millennium – 1956 – pp. 80-93;
  4. S. Tusa – Sicilia archeologica – Edizioni di storia e studi sociali 2015 – pp. 202-203;
  5. F. Mercadante – L’impronta della penisola iberica nell’età del Bronzo siciliano – Edizioni del Mirto 2018;
  6. F. Nicoleti – Due ossi a globuli e altri disiecta membra dell’antica età del bronzo – Incontri n. 28 – 2019;
  7. J. L. P. Benito – Ídolos oculados sobre huesos largos en las cuencas del Júcar y del Segura – 2010;
  8. T. O. Kohler – Hacia las sociedades complejas (IV y III milenio cal BC) en la Iberia mediterránea – 2014.