La scheda è stata curata da Barbara Crescimanno

Il Monte Pellegrino è un massiccio formato da rocce carbonatiche a prevalenza calcarea, soggetto a fenomeni di carsismo: conta infatti più di un centinaio di grotte e anfratti, ai quali si aggiungono le cavità formate dalle acque che, invece di scorrere in superficie, filtrano tra le rocce per poi riapparire come sorgenti. Il monte è stato dunque un luogo particolarmente adatto agli insediamenti umani, e tutta la fascia pedemontana e la pianura che lo circonda sono state infatti occupate in maniera diffusa e capillare.

È in questa zona, nell’attuale Piazza dei Leoni di fronte al cancello del Parco della Regia Favorita (che circonda il lato sud del Monte), che sono stati rinvenuti due idoletti femminili in argilla scura, detti ‘a losanga’ per la loro conformazione, provenienti da una tomba risalente all’Eneolitico medio (metà III millennio a.C.) e oggi conservati al Museo Archeologico Salinas di Palermo.

Il primo idoletto (vedi fig. 1) ha una decorazione a fascia crociata, sia sulla faccia anteriore che posteriore del reperto. “Sul moncone delle spalle, intorno alla cintola e nella parte della base corrispondente alle sottane, compare la medesima fascia rossa”, considerata dal Mosso una caratteristica delle vesti sacerdotali minoiche: “la loro forma appiattita è identica a quella delle figure simili provenienti dall’Egeo. Il fondo è macchiettato in nero per dargli l’aspetto tigrato caratteristico che trovammo nel vestito delle sacerdotesse sul sarcofago dipinto di Haghia Triada. Questa coincidenza è istruttiva per spiegare le relazioni del culto minoico colla Sicilia”.

Il secondo idolo (vedi fig. 2), della stessa forma ‘a losanga’ e stesso stile del primo, conserva qualche traccia di colorazione in rosso sulla base.

In entrambi gli idoletti si trovano dei fori laterali che attraversano verticalmente i monconi rappresentanti le braccia, e che corrispondono ad un foro nella base (vedi fig. 3); il Mosso ipotizza che fossero fori passanti per cordicelle, per tenere il manufatto sospeso, tuttavia, la stessa base degli idoletti è piatta e funge da sostegno per poterli anche tenere in posizione verticale (vedi fig. 4).

Un terzo reperto è segnalato all’epoca del ritrovamento che, pur sembrando della medesima fattura (simili dimensioni del corpo, ma più corto; anche qui due fori laterali che nel loro prolungamento incontrano analoghi fori nella base) presenta delle differenze: invece di un profilo piatto, è tridimensionalmente circolare, come una pedina da scacchi, e presenta superiormente una leggera depressione, invece di un moncone (vedi fig. 5). Questo terzo reperto, segnalato già nel volume del marchese Antoine De Gregorio, e illustrato insieme agli altri alla tavola 23 del medesimo volume (vedi fig. 6), è oggi catalogato tra i rocchetti fittili.

Insieme agli idoletti sono stati infatti rinvenuti vari rocchetti e altri oggetti di varia provenienza e dubbia datazione, tra cui piramidette fittili decorate a motivi reticolari e cerchielli, che sono state attribuite all’età del Ferro (vedi J. Marconi Bovio, 1938).

Gli idoletti palermitani sono da mettere a confronto con le centinaia di altri simili reperti: il Mosso li accosta a ritrovamenti che presentano rassomiglianze sia iconografiche che simboliche, ritrovati in Grecia e in Italia continentale. Accanto a questi, sono possibili numerosi altri raffronti con reperti provenienti dalla stessa Sicilia, ma anche da Malta e dall’Egeo: queste comparazioni saranno presentate più ampiamente in un articolo dedicato, perché possono raccontarci di scambi commerciali, ma soprattutto, al di là delle differenze geografiche, stilistiche e iconografiche, di una koiné cultuale tra le varie sponde del Mediterraneo.

Note storiche

Il luogo esatto del ritrovamento non è in realtà certo. Il Marchese De Gregorio racconta che il figlio del Professor Salinas aveva indicato come provenienza dei reperti la Piazza dei Leoni, dirimpetto ad uno degli ingressi alla Regia Favorita (il parco urbano della città di Palermo), e questo è il luogo di ritrovamento ufficialmente riconosciuto nei testi successivi. Nel controllare il catalogo del Museo, tuttavia, il Marchese trovava invece segnato che gli idoletti erano stati ritrovati “dentro la Favorita presso la ‘giarra’ dietro la casina. Gli ne fa un cenno fuggitivo nel libro Palermo e la Conca d’oro”. Il catalogo del Museo non è attualmente visitabile per verificare e approfondire questa notizia. Il contesto di ritrovamento dei reperti, ovviamente, fa cambiare le ipotesi interpretative a seconda che si tratti di un oggetto funebre o invece appartenente a un luogo in cui si svolgevano attività quotidiane.

Purtroppo, dopo il ritrovamento, pochissimi ricercatori si sono realmente interessati ad uno studio approfondito su questi reperti: non è stato possibile reperire nessuno studio specifico sul tema ma solo delle citazioni in altri articoli, il più completo dei quali della Messina Sluga (del secolo scorso), e brevi cenni in altri saggi di autori successivi.


NOME Idoletti a Losanga di Palermo (PA)
OGGETTO STATUINA FEMMINILE
CRONOLOGIA I due idoletti femminili sono stati trovati all’interno di una tomba risalente all’Eneolitico medio (metà III millennio a.C.).
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Le statuine sono state ritrovate all’interno di una sepoltura nel Parco della Favorita a Palermo. - Provincia di Palermo
CONTESTO AMBIENTALE Sepolture
REPERTI ESPOSTI

I reperti sono esposti al Museo Archeologico Regionale Antonio Solinas di Palermo, in Piazza Olivella, Tel. 0916116807, in fase di allestimento.

STATO DI CONSERVAZIONE

Lo stato di conservazione è medio-buono.

DIMENSIONI Altezza circa 10 cm.
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
BIBLIOGRAFIA
  1. Jole Bovio Marconi – Piramidette e altri oggetti fittili del Museo di Palermo – Bullettino di Paletnologia Italiana II – Roma 1938;
  2. Antoine De Gregorio – L’iconografia delle collezioni preistoriche della Sicilia – Brancato Editore 2003;
  3. Enrico Giannitrapani – Rapporti tra la Sicilia e Malta durante l’età del bronzo – in “Prima Sicilia, alle origini della civiltà siciliana” – Ediprint 1997;
  4. Marija Gimbutas – Il linguaggio della Dea – Venexia 2008;
  5. Valeria Rita Guarnera – Un frammento di figurina antropomorfa dal sito di Valcorrente (Belpasso): studio tipologico e proposta interpretativa – in “Ipotesi di Preistoria” 13/2020;
  6. Giuliana Messina Sluga – Su un idoletto castellucciano da Ramacca (Catania), in “Sicilia Archeologica” 21-22, 1973;
  7. Angelo Mosso – Origini della civiltà Mediterranea – Fratelli Treves Editori, 1912 (pag. 92-93 e 127-130);
  8. Andrea Vianello – Problems of Identity for Mycenaean Figurines in “Anthropomorphic and Zoomorphic Miniature Figures in Eurasia, Africa and Meso-America Morphology, Materiality, Technology, Function and Context” (edited by Dragos Gheorghiu and Ann Cyphers), Archaeopress 2010.

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