Il ritrovamento ad Arma Veirana di AVH-1, una neonata ribattezzata Neve dagli archeologi, è avvenuto all’interno di una grotta a lungo studiata delle Prealpi Liguri in provincia di Savona; le analisi dell’amelogenina, una proteina presente nelle gemme dentarie e i cui risultati sono stati di recente pubblicati sul Scientific Reports, permettono di collegarci emotivamente su un gruppo di umani della prima fase del Mesolitico; un piccolo corpo di appena 40 giorni addobbato con un ricco corredo funerario composto da oltre 60 perline in conchiglie forate Columbella rustica, quattro ciondoli, sempre forati ricavati da frammenti di bivalvi Glycimeris glycimeris e un artiglio di gufo reale.

La grotta di Arma Veirana nella Val Neva è una cavità lunga una quarantina di metri e dalla curiosa forma a capanna. Qui sono state trovate, in frammenti che ancora contenevano DNA, le ossa di Neve, neonata Sapiens vissuta circa diecimila anni fa e morta a pochi giorni di vita. La prima occupazione della grotta risale a 50.000 anni or sono, a opera dell’uomo di Neanderthal. Successivamente si insediarono i Sapiens (ph. J. Hodgkins ed altri, 2021)

La scoperta di ciò che a tutti gli effetti è la prima sepoltura europea appartenente ad un neonato di 10.000 anni fa rivela una società di cacciatori-raccoglitori che ha seppellito con la massima cura una componente del clan appena nata permettendoci così di indagare su un rito antichissimo e sugli aspetti comportamentali e simbolici ad esso legati.

I resti ossei ritrovati, la calotta cranica, parte della scapola e dell’omero, parte delle costole e delle vertebre toraciche, indicano che il corpo era in posizione supina, la testa rivolta verso occidente e i piedi a oriente; lo sviluppo dei denti, oltre ad aver fornito l’età della morte ha rivelato episodi di stress che hanno colpito il feto o la madre a circa 47 e 28 giorni prima della nascita forse per carenza di cibo che hanno influito sul regolare sviluppo del feto.

I resti della sepoltura (A) con il disegno della ricostruzione del corpo (B) e il rilievo degli oggetti rinvenuti (ph. J. Hodgkins ed altri, 2021)

Neve era riccamente adornata: una linea di grani di conchiglia e tre pendenti recuperati sopra la spalla destra e la regione toracica superiore, suggerisce che questi fossero cuciti su un cappuccio e 20 delle conchiglie di Columbella rustica coprivano la regione addominale, forse a cingere la vita e il busto. La maggior parte delle conchiglie presenta significativi segni di usura il che fa supporre ad un loro uso prolungato come per esempio l’essere state indossate; la bambina dunque ha ricevuto le conchiglie dai membri del clan come corredo funerario.

Piccole conchiglie monovalve e pendenti di bivalve (notare i fori per l’utilizzo come pendagli) messi a corredo funebre della bambina (ph. J. Hodgkins ed altri, 2021)

I resti del corpicino dunque erano avvolti in un oggetto, forse un cappuccio di pelle, su cui erano state cucite le stesse tipologie di conchiglie che si ritrovano sulle “cuffie” del periodo gravettiano, i tipici copricapi ricoperti di ocra rossa posti sul cranio di alcuni scheletri e appartenenti per la maggior parte a individui di sesso femminile; la cultura paleolitica del Gravettiano diffusa da 29.000 a 20.000 anni fa è quella a cui appartengono molte delle più note Signore del Paleolitico, anch’esse spesso ritratte con la stessa tipologia di cappuccio e dunque ben 10,000 anni prima della sepoltura di Neve.

Gli archeologi sullo scavo; nel cerchietto bianco il cranio di neve (ph. J. Riel Salvatore, 2021)

Anche se le sepolture all’interno di un luogo come la grotta dove è stata ritrovata Neve possono essere collegate al rapporto tra la comunità e il suo territorio usuale e la presenza concreta degli antenati rafforzerebbe il riferimento alla discendenza e alla continuità di occupazione, resta da valutare se il rituale che sembra lo stesso e che si è conservato per migliaia di anni può fornirci il significato simbolico relativo all’oggetto cultuale rinvenuto su Neve; può forse avere un significato particolare che Neve fosse una bambina, una piccola femmina con indosso per il suo viaggio nell’aldilà lo stesso corredo speciale riservato alle Signore del paleolitico?

Cosa rappresentava questo indumento di conchiglie e ocra rossa a simulare il sangue che accompagnava le defunte? Un auspicio di rinascita? Una semplice protezione dall’erosione del tempo? Un oggetto sciamanico che permetteva di restare in contatto con i vivi? Un segno dell’appartenenza ad una classe sacerdotale? Qualunque sia la risposta è indubbio che ogni conchiglia, per sua composizione minerale, è un oggetto estremamente durevole, legato all’acqua, fornisce facilmente del cibo e le sue volute ricordano le spirali che segnano l’eterno ritorno del tempo che non è lineare in natura ma spiraliforme; vero anche che le piccole Columbella rustica sono facilmente inanellabili a formare un oggetto bello da indossare. Vero anche che la conchiglia non è l’animale in se ma solo una protezione a cui è collegato l’animale che la abita. Le analisi ricavate dalle gemme dentarie, hanno messo in luce la dieta alimentare della madre che si cibava di carne ma non di pesca o di molluschi confutando l’ipotesi che le conchiglie rappresentavano uno scarto alimentare. Queste comuni Columbella rustica erano dunque un oggetto prezioso, che andava trovato, lungamente lavorato e che forse veniva usato come scambio fra comunità o segno di appartenenza anche spirituale;

Può questo “paramento” rappresentare un “vestito” dell’aldilà? Può essere la prova che questi umani credevano nella rinascita e che il corpo, la testa in particolare, rappresentasse il luogo sacro per eccellenza della loro identità da preservare? O Neve è stata solo l’ennesima piccola vittima del caso a cui dare il compito di messaggera da inviare nel mondo di sotto a cui delegare protezione e cura?

Neve ci ha portato domande infinite ma la conclusione a cui è giunto il gruppo di ricercatori che in un intervista ha commentato che “Capire il significato culturale e comportamentale ci permette di indagare un eccezionale rito funerario della prima fase del Mesolitico, un’epoca di cui sono note poche sepolture, e testimonia come tutti i membri della comunità, anche le piccole neonate, erano riconosciute come persone a pieno titolo e godevano in apparenza di un trattamento egualitario…” non è l’inquadramento corretto perché il trattamento egualitario non è stato certo un “premio” per Neve piuttosto ci si dovrebbe domandare perché gli scheletri di individui appartenenti al genere maschile, oltre che rarissimi salvo qualche rara eccezione tutta da dimostrare non sono mai dotati di cuffia.
Questo sarebbe un modo differente una volta tanto di guardare il mondo.

Il team continua a scavare; aspettiamo le altre analisi.

Per una visita virtuale della grotta il team ha realizzato una ricostruzione video in 3D

Alessandra de Nardis, 2022


Bibliografia

  1. Jamie Hodgkins, Caley M. Orr, Claudine Gravel‑Miguel, Julien Riel‑Salvatore, Christopher E. Miller, Luca Bondioli, Alessia Nava, Federico Lugli, Sahra Talamo, Mateja Hajdinjak, Emanuela Cristiani, Matteo Romandini, Dominique Meyer, Danylo Drohobytsky, Falko Kuester, Geneviève Pothier‑Bouchard, Michael Buckley, Lucia Mancini, Fabio Baruffaldi, Sara Silvestrini, Simona Arrighi, Hannah M. Keller, Rocío Belén Griggs, Marco Peresani, David S. Strait, Stefano Benazzi e Fabio Negrino – An infant burial from Arma Veirana in northwestern Italy provides insights into funerary practices and female personhood in early Mesolithic Europe – in “Scientific Reports” n. 11 – 2021.