Un’altra news che arriva dall’Abruzzo e precisamente dalla zona di Pescosansonesco dove l’archeologo Guido Palmerini ha scoperto impronte di mani realizzate in pigmento rosso risalenti al quarto-quinto millennio AC e impresse sulle rocce in una località che resta top secret per motivi di sicurezza.

Del giovane ricercatore che fa parte del laboratorio Cepam dell’Université Còte d’Azur di Nizza, avevamo già recentemente segnalato i primi risultati pubblicati nell’ambito della ricerca archeologica sull’arte rupestre dell’Appennino abruzzese Majella rock project .

Nei giorni scorsi Palmerini ha partecipato al XXVIII Valcamonica Symposium Rock-art, a Human Heritage, a Capo di Ponte (Brescia), dove ha presentato il programma di ricerca scientifica incentrato sullo studio dell’arte rupestre finanziato dal Parco della Maiella (servizio biodiversità e ricerca scientifica) con l’università di Nizza e il museo dell’Uomo di Parigi. Hanno partecipato allo studio anche la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti, Pescara e L’Aquila con i ricercatori del Muséum national d’Histoire naturelle-Umr 7194 di Parigi.

Questa scoperta, insieme ai sedimenti di occupazione della grotta del monte La Queglia già studiate negli anni ’70 dallo studioso di preistoria Antonio Mario Radmilli, costituisce un altro importante segnale sulla presenza umana in epoca neolitica nel territorio pescolano. Attendiamo con ansia immagini e indagini di questa ultima scoperta.

Avvisiamo inoltre che il Parco nazionale della Majella invita i propri visitatori a segnalare eventuali rinvenimenti a info@parcomajella.it.
Al fine di preservare intatti i contesti di rinvenimento, si invitano inoltre appassionati e interessati a non diffondere sui social materiale attualmente oggetto di ricerca scientifica.