La scheda è stata curata da Francesca Principi

Queste statuine riproducono il tipo schematizzato della figura femminile nuda, secondo i canoni stilistici ed iconografici propri dell’arte del primo Neolitico. Esse sono realizzate a tutto tondo, con un impasto depurato bruno giallastro e poco cotto: il loro stato di conservazione non è del tutto integro, presentano infatti alcune lacune che, comunque, non alterano la comprensione della tipologia formale. La rappresentazione del corpo si limita al tronco, dal profilo un po’ concavo: la frattura nella parte superiore priva le statuine del collo, della testa e degli arti superiori, ridotti a due piccole prominenze; gli arti inferiori sono sostituiti da una semplice espansione della base che ha anche la funzione pratica di mantenere in piedi le statuette. L’unico dettaglio anatomico riconoscibile è costituito dai seni, resi plasticamente con due piccole protuberanze coniche applicate sulla parte superiore del tronco.

La tipologia delle tre statuine risulta essere diffusa negli ambiti del Neolitico antico italiano orientale con tipologie diverse, seppur tutte riconducibili ad una iconografia semplice e schematizzata della figura femminile. Le raffigurazioni muliebri del primo Neolitico, prodotte per lo più in terracotta, sono particolarmente presenti nelle regioni balcaniche e, in particolare, è nella cultura neolitica di Vinča che si ha la maggior fioritura delle rappresentazioni antropomorfe, soprattutto femminili: in alcune di queste è possibile riconoscere la medesima stilizzazione del corpo propria delle statuette di Ripabianca, reso con un semplice cilindro a base espansa e con gli arti superiori appena abbozzati. Se ne trovano di molto simili anche nel villaggio neolitico di Sammardenchia (Udine), come anche nel sito di Catignano (Pescara): la diffusione di queste statuine nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale rappresenta dunque un’importante testimonianza dei rapporti culturali tra queste aree.

Per quanto riguarda l’iconologia, queste statuette, spesso definite anche “idoletti”, secondo molti autori simboleggiano sia l’idea della fecondità femminile di derivazione paleolitica, sia quella della fertilità propria della Madre Terra, connessa con le nuove esigenze produttive delle prime comunità agricole. Il fatto che gli unici attributi a risultare riconoscibili siano i seni, in un corpo che risulta decisamente schematico e poco realistico, probabilmente aveva una precisa valenza simbolica: come già per le “veneri” paleolitiche, il seno è uno dei simboli per eccellenza della potenzialità femminile di essere fonte di nutrimento, e quindi, più in generale, dispensatrice di vita.

È interessante notare che il contesto di rinvenimento di questo genere di statuine è spesso collegato a contesti abitativi, a volte addirittura si rinvengono intenzionalmente deposte al di sotto dei pavimenti, come rito di fondazione: è probabile, quindi, che ad esse fosse associata una funzione protettiva nei confronti della casa e del contesto produttivo domestico. Spesso sono state ritrovate presso il forno o in un altro luogo in cui si preparava il grano, a sottolineare l’intima connessione che doveva esservi, agli occhi della comunità agricola, tra il grano, importante fonte di nutrimento, e la figura femminile, simbolo della Dea.

Note storiche

Il sito di Ripabianca di Monterado (Senigallia, Ancona), si trova sulla riva sinistra del fiume Cesano, a 10 chilometri dal mare, circa 2 chilometri a nord dell’attuale abitato lungo l’ampia vallata fluviale che mette in comunicazione con l’entroterra. Si tratta di un sito all’aperto, scavato tra il 1962 e il 1964, dove è stata identificata una struttura seminterrata di forma irregolare, composta da più cavità di grandezza varia, scavate nel sedimento fluviale a differenti livelli. Nelle pareti erano ricavate delle nicchie: quella di sud-ovest, più profonda, potrebbe essere un forno, a causa del terriccio di riempimento ricco di carbone e delle pareti e della volta cotte dal fuoco. Ai margini della struttura vi erano due sepolture ad inumazione, dove i corpi sono stati rinvenuti distesi e in posizione supina, senza corredo: uno apparteneva ad un uomo di età avanzata, l’altro ad una donna adulta. Ad est è stata rinvenuta una terza sepoltura, purtroppo sconvolta dall’ impianto di una vigna come anche un’altra rinvenuta a sud, appartenente ad un bambino.

All’interno del sito, oltre alle statuine, è stato rinvenuto un abbondante strumentario litico e in osso, ossidiana (probabilmente proveniente da Lipari) pietre verdi (probabilmente provenienti da nord-ovest), assieme a numerose forme ceramiche di ottima fattura e a diversi vasetti miniaturistici. È piuttosto probabile che questa struttura non fosse una semplice capanna: la complessità dell’impianto di Ripabianca, di cui si hanno esempi simili in tutto il Neolitico antico italiano, assieme alla particolarità dei reperti in esso rinvenuti, possono essere ricondotte ad un uso diversificato di questo sito, forse associato anche a pratiche rituali.


NOME Statuine di Ripabianca di Monterado (AN)
OGGETTO STATUINA FEMMINILE
CRONOLOGIA Le statuine sono state datate, in associazione alla datazione assoluta del sito di Ripabianca di Monterado, alla fine del V millennio a.C.
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Ripabianca di Monterado. - Provincia di Ancona
CONTESTO AMBIENTALE Area Esterna
REPERTI ESPOSTI

I reperti sono esposti al Museo Archeologico Nazionale delle Marche (AN) in Via Gabriele Ferretti 6 ad Ancona, tel. 071-202602.

STATO DI CONSERVAZIONE

Non integro.

DIMENSIONI 1- alt. 5,6, largh. 3 e spess. 3,3 cm.; 2- alt. 5,7, largh. 4,2 e spess. 3,2 cm.; 3- alt. 4,9, largh. 2,9 e spess. 2,3 cm.
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
LINK ESTERNI

Per il Museo Archeologico Nazionale delle Marche

BIBLIOGRAFIA
  1. Maria Antonietta Fugazzola Delpino, Vincenzo Tinè – Le statuine fittili femminili del Neolitico italiano. Iconografia e contesto culturale in “Bollettino di Paletnologia Italiana” – Roma 2002-2003;
  2. Delia G. Lollini (a cura di) – Museo Archeologico Nazionale delle Marche. Sezione preistorica. Paleolitico-Neolitico – Falconara s.d;
  3. Marija Gimbutas – Il linguaggio della Dea – Vicenza – Ed. Neri Pozza Editore – 1997;
  4. Martina Rosini, Lucia Sarti, Mara Silvestrini – La ceramica del sito di Ripabianca di Monterado (Ancona) e le coeve produzioni dell’Italia centro-settentrionale – in “Rivista di Scienze Preistoriche” – LV – 2005;
  5. Mario Luni – Archeologia nelle Marche-Dalla preistoria all’età tardoantica – Firenze 2004;
  6. Paolo Graziosi – L’arte preistorica in Italia – Firenze – Ed. Sansoni 1973;
  7. Mario Giannitrapani – Coroplastica Neolitica Antropomorfa d’Italia – Bar International Serie 1020 – Oxford 2016;
  8. Renata Grifoni Cremonesi, Annaluisa Pedrotti – L’arte del Neolitico in Italia: stato della ricerca e nuove acquisizioni – da Preistoria Alpina – Trento 2012;
  9. AAVV – Donne o dee? Le figure femminili nell’arte preistorica delle Marche – catalogo della mostra tenutasi presso il Museo Archeologico Nazionale di Ancona tra il 2009 e il 2010.

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