La scheda è stata curata da Elvira Visciola

La statuina è una piccola testina in argilla figulina di colore giallino: si compone della sola parte superiore del corpo (spalle e collo) e della testina, quest’ultima con una sorta di copricapo che incornicia il volto. I caratteri somatici di quest’ultimo sono stilizzati, composto dalle sole arcate sopraccigliari segnate da due tacche orizzontali ed il naso sporgente, insieme a formare un unico plastico con schema a “T”; nessun altro segno è evidente sul volto, mancano del tutto i dettagli degli occhi e della bocca, mentre il copricapo è segnato da tratti verticali di lunghezza variabile, alcuni dei quali dipinti in rosso. All’altezza della gola è presente un rigonfiamento, come fosse un collare, mentre sul tratto di busto non è evidente alcun dettaglio anatomico, termina piatto nella parte inferiore come per essere poggiato su un piano. Sul lato posteriore non c’è alcun segno, l’unica parte dettagliata è il copricapo, con ulteriori tratti incisi verticalmente e dipinti in rosso, come sul davanti; il capo ed il collo sono tondeggianti ed entrambi contribuiscono a dare alla statuina un aspetto regale.

Per le sue caratteristiche figurative la statuina ha evidenti somiglianze con i due esemplari rinvenuti in Provincia di Bari, quelli di Grotta Pacelli e di Cala Scizzo, tutti riferibili alla facies culturale di Serra d’Alto-Diana; in particolare, con Grotta Pacelli ha similitudini per il volto stilizzato e l’uso delle rotondità, mentre con Cala Scizzo le affinità sono sulla resa del volto con lo schema a “T” (anche se l’esemplare di Cala Scizzo è esteticamente più raffinato), caratteristiche che fanno pensare all’esistenza di moduli stilistici ricorrenti a cui le comunità neolitiche di questo periodo e di quest’area geografica sembrano fare riferimento.

Con la ripresa delle indagini archeologiche nel 2007 è stata rinvenuta in giacitura primaria una protome antropomorfa riferibile al Neolitico Antico. La protome identificata da “naso, occhi e bocca”, è collocata appena al di sotto dell’orlo di un vaso di grosse dimensioni, realizzato in impasto grossolano di colore giallino. I tratti somatici sono stilizzati: gli occhi sono indicati da due incisioni orizzontali, le narici da due forellini e la bocca da un’incisione verticale, “… è possibile che questa posizione, sicuramente inusuale, richiami l’organo genitale femminile come elemento propiziatorio di fertilità e fecondità …” (M. Langella, 2012).

Note storiche

La statuina è stata rinvenuta in maniera del tutto casuale, a scavo ultimato, ad opera di Antonio Virgilio (socio attivo dell’Archeoclub locale), durante un’escursione avvenuta a novembre del 2001 in un’area di fondo valle, lungo la sponda sinistra del torrente Cervaro, ad una quota di circa 322 metri sul livello del mare, laddove, si è scoperto, nel Neolitico vi era un sito a carattere insediativo esteso per una superficie di circa 630 mq. Dopo i sopralluoghi di rito, è stata organizzata una campagna di scavo ad opera della Soprintendenza archeologica di Benevento, Avellino e Salerno, affidata all’archeologo Mario Langella, per capire l’estensione e la stratigrafia del sito. Le indagini svolte hanno consentito di appurare che l’insediamento si era sviluppato in una porzione di territorio all’epoca in posizione protetta e sopraelevata rispetto al corso del fiume, con terreni fertili anche per la presenza del fiume, caratteristiche che hanno fatto sì che l’area venisse occupata in 3 fasi principali di frequentazione.

La I fase, la più antica, riferita al Neolitico antico (metà VII millennio a.C.), ha reso il sito di Baselice fra i più antichi dell’Italia meridionale; in questo periodo è stato occupato per un breve periodo, utilizzando tecniche di sussistenza legate alla caccia.

Con la II fase di frequentazione, riferibile sempre al Neolitico antico del VI millennio a.C., si assiste ad un utilizzo più consapevole del territorio, con l’uso dell’intonaco per le pavimentazioni o per sostenere i pali delle capanne e con il consolidamento di pratiche per l’agricoltura e l’addomesticamento di animali.

La III fase di frequentazione, quella in cui è stata ritrovata la statuina, fa riferimento al Neolitico medio-finale, ossia IV-III millennio a.C. (facies Serra d’Alto-Diana), periodo in cui si è raggiunta la stabilità dell’insediamento, con la consapevolezza di essere comunità.

Le indagini hanno poi accertato una catastrofica alluvione avvenuta alla fine del Neolitico medio-finale, tale che ha completamente ricoperto il sito, cambiando la morfologia dell’area in maniera tale da non consentire una nuova occupazione della zona da parte dell’uomo.

Attualmente, la continua erosione del torrente Cervaro ha riportato alla luce il sito, altrimenti non individuabile a causa dello spesso strato di detriti che ricoprirono l’area all’epoca dell’alluvione, ma questa azione sta anche mettendo a serio rischio la conservazione del sito archeologico.

Nel sito di Baselice è stata ritrovata un’accetta in eclogite, materiale proveniente dalle Alpi occidentali, e diversi manufatti in ossidiana, quest’ultima proveniente dall’isola di Palmarola, a testimonianza di una certa vitalità dell’epoca nello scambio di materie prime da località distanti anche diverse migliaia di chilometri.


NOME Statuina (Venere) di Baselice (BN)
OGGETTO STATUINA FEMMINILE
CRONOLOGIA Le circostanze del rinvenimento della statuina nel contesto culturale del deposito archeologico dello strato III rendono abbastanza certa la sua datazione al Neolitico medio-finale, stile Serra d’Alto-Diana, ossia IV-III millennio a.C. La protome antropomorfa invece, essendo stata ritrovata in giacitura primaria, è stato possibile riferirla al Neolitico finale, datata più precisamente al 5835-5670 a.C. cal.
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO La statuina è stata ritrovata in prossimità dell’insediamento Neolitico di Baselice, sul fondo della Valle del Torrente Cervaro, a nord del comune di Baselice, a circa 322 metri sul livello del mare. - Provincia di Benevento
CONTESTO AMBIENTALE Area Esterna
REPERTI ESPOSTI

I reperti non sono esposti, ma conservati nella cassaforte della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Benevento.

STATO DI CONSERVAZIONE

La statuina e la protome sono in ottimo stato di conservazione.

DIMENSIONI Altezza complessiva di 4 cm. larghezza massima di 3,5 cm. spessore di 1,6 cm.
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
BIBLIOGRAFIA
  1. Maria Antonietta Fugazzola Delpino, Vincenzo Tiné – Le statuine fittili femminili del Neolitico Italiano. Iconografia e contesto culturale – in Bollettino di Paletnologia Italiana – 2002-2003 – pp. 19-51;
  2. Renata Grifoni Cremonesi e Annaluisa Pedrotti – L’arte del Neolitico in Italia: stato della ricerca e nuove acquisizioni – XLII riunione scientifica dell’I.I.P.P. L’arte preistorica in Italia. Trento, Riva del Garda, Val Camonica, 9-13 ottobre 2007;
  3. Mario Langella, Modestino Boscaino, Silvie Coubreay, Antonio Curci, Anna Maria De Francesco, Maria Rosaria Senatore – Baselice (Benevento): il sito pluristratificato neolitico di Torre Cervaro – in Rivista di Scienze Preistoriche LIII – Firenze 2003 – pp. 259-336;
  4. Maria Rosaria Senatore, Modestino Boscaino, Mario Langella – Eventi alluvionali e insediamenti umani. L’esempio del sito Neolitico di Baselice (Torrente Cervaro, Italia Meridionale) – in Conferenza di Scienze Naturali e archeologia – Napoli ottobre 2010 – Febbraio 2012 – pp. 263-266;
  5. Mario Langella – Baselice (BN) – Torrente Cervaro: la protome antropomorfa del Neolitico Antico – in Preistoria Alpina n. 46 – Trento 2012 – pp. 229-230.

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