La scheda è stata curata da Francesca Principi

L’insediamento di Via Guidorossi (Parma) è un sito di notevole interesse che ha un arco cronologico di vita piuttosto lungo, dalla preistoria all’epoca romana: qui faremo riferimento alla fase più antica, che copre buona parte del Neolitico medio (I e II fase della cultura dei Vasi a Bocca Quadrata), cercando di mettere in luce alcuni degli aspetti più particolari che caratterizzano questo sito.

Dall’area di scavo sono emerse strutture diverse, tra cui grandi fosse di forma allungata o polilobata (una raggiungeva una lunghezza di 20 m. e una larghezza di 10 m), pozzetti/silos, strutture di combustione in ciottoli, buche di palo e una grande necropoli costituita da 58 sepolture (due riferibili all’Eneolitico, le restanti al Neolitico).

Le fosse polilobate, enigmatiche strutture seminterrate molto diffuse nel Neolitico medio, in questo caso sono caratterizzate da numerose fasi di utilizzo, testimoniate dalla presenza di pozzetti di stoccaggio, presumibilmente a fine alimentare, a cui segue un utilizzo per scopi sepolcrali e poi di abbandono. Il riutilizzo di strutture funzionali come fosse sepolcrali getta una luce su quelle che erano le credenze delle genti che abitarono il sito: la stretta connessione tra tombe ed aree insediative, riscontrata in pressoché tutti i siti VBQ emiliani, dimostra la volontà di sancire il legame con il luogo in cui si era vissuti e a cui si voleva tornare ed evidenzia il forte senso di identità legato alle proprie origini e ai propri antenati.

All’interno di alcune fosse sono state ritrovate anche deposizioni di animali: un cane, volatili e, degni di nota, due serpenti attorcigliati tra loro. Il serpente è un animale dal potente simbolismo ed è spesso associato al culto del femminile: animale strettamente connesso alla terra, dalla cui oscurità emerge, il suo ciclico cambiare pelle incarna perfettamente il processo di morte e rigenerazione che sottende la vita di tutti gli esseri viventi. In questo caso, la simbologia appare ancora più complessa ed è impossibile non pensare all’immagine del caduceo, seppur in una forma primitiva. Questo simbolo sembra essere molto antico e con una storia complessa, in quanto legato a culture e periodi storici diversi: le sue rappresentazioni più antiche sembrano associarlo alla civiltà sumerica, dove due serpenti, avvolti ad un bastone o ad un albero o semplicemente intrecciati tra loro, erano associati a Ningishzidda, dio legato alla fertilità ma anche al regno dei morti. La deposizione di due serpenti attorcigliati all’interno della fossa, quindi, doveva rivestire un significato peculiare, forse associato alla celebrazione di culti connessi ai cicli di morte-rigenerazione.

Il sito ha restituito una grande varietà di reperti, provenienti sia dall’abitato che dai corredi della necropoli: meritano un accenno le notevoli quantità di ceramica rinvenute, il cui repertorio dei temi decorativi è davvero molto ricco. Si va dai festoni, resi con diversi motivi che corrono paralleli all’orlo, rettilinei o a zig zag, alle bande verticali, che partono dall’orlo e arrivano al fondo, sino ad arrivare a motivi geometrici e a filo spinato. Molto diffuse sono anche le bande di meandri e spirali ricorrenti o doppie, simboli del divenire e della vita che si rinnova e che sono, insieme agli altri, motivi decorativi di origine molto antica e ampiamente diffusi in buona parte dell’Europa. Spesso, sulle ceramiche di Via Guidorossi, si rinvengono anche tracce di colore, soprattutto pasta bianca che incrosta le decorazioni ma anche tracce di colore rosso.

Altro elemento peculiare è che i vasi provenienti dai corredi (femminili) sono tutti inornati, a parte in un caso, mentre dall’abitato provengono ceramiche riccamente decorate. Come più in generale nei corredi delle tombe VBQ emiliane, la maggior parte degli oggetti provenienti dai corredi tombali, pur essendo simili a quelli di uso quotidiano, se ne distaccano per qualche aspetto e sembrano esprimere la volontà di rappresentare due piani ben distinti: quello del quotidiano, e cioè del profano, e quello del mondo dei morti, che rientra in una sfera sacrale.

La scelta degli oggetti del corredo e la varietà delle posizioni con cui i defunti sono deposti nella tomba, sono l’espressione formale di precise simbologie a cui corrispondevano ideali e rituali complessi, in cui la morte, nel suo stretto legame col mondo dei vivi, era un elemento di fondamentale importanza.

Tra i numerosi reperti rinvenuti all’interno del sito, degne di nota sono le quattro figurine fittili femminili. La prima (fig. 1 e 4), rinvenuta dentro un pozzetto, è costituita da una parte di busto dove la testa, su cui spicca il naso prominente, è caratterizzata da un’acconciatura piuttosto realistica, resa grazie ad una serie di impressioni a punta fine. Il busto ha forma cilindrica e su di esso compaiono i piccoli seni di forma conica, al di sotto dei quali c’è una frattura. Il manufatto è realizzato con un impasto inconsueto per le figurine, molto simile a quello utilizzato per la ceramica rinvenuta nel sito.

Il secondo reperto (fig. 2 e 5), proveniente sempre dallo stesso pozzetto, è una testina di forma sub rettangolare, sempre con il naso prominente e con tre impressioni a chicco di grano, poste una sul lato sinistro e due sul lato destro del naso. Anche in questo caso è presente un’acconciatura, caratterizzata da una serie di linee verticali incise, e l’area sotto il naso conserva tracce di colore rosso, forse ad indicare la bocca; il materiale utilizzato è un impasto molto simile a quello utilizzato per gli intonaci rinvenuti all’interno di alcune strutture del sito. La presenza di impronte di semi associate a rappresentazioni femminili pone l’accento sulla correlazione simbolica che legava la donna alla natura e all’agricoltura.

Una terza porzione di statuina (fig. 3) è stata rinvenuta dentro un altro pozzetto, collocato a fianco di quello delle due precedenti figurine, in uno scarico di materiali che copriva i resti di un focolare. La parte conservata rappresenta i glutei di un individuo, difficile dire se femminile o maschile, dato che nella parte anteriore è presente una frattura in corrispondenza del pube, che quindi è mancante. Nella frattura in corrispondenza dell’attacco delle gambe è presente un vacuolo allungato, verosimilmente lasciato da un seme. Le fratture molto nette, che peraltro riguardano un’area del reperto piuttosto massiccia, lasciano supporre che la statuina sia stata spezzata intenzionalmente, probabilmente nell’ambito di un contesto rituale.

Una quarta figurina (fig. 6 e 7) è stata ritrovata all’interno della tomba n. 55, una sepoltura infantile (2-3 anni) di cui non è stato possibile determinare il sesso a causa del pessimo stato di conservazione dello scheletro, intaccato dall’impianto di un edificio eneolitico. Si tratta di una figurina femminile con il torso a gruccia e i piccoli seni in rilievo: il ventre è piatto e, al di sotto di esso, vi è il triangolo pubico, reso attraverso un’incisione; purtroppo è mancante la parte inferiore del corpo. Il volto, piuttosto sommario, è caratterizzato dal naso prominente e da due piccoli occhi resi ad impressione. La statuina presenta tracce di colore bianco, caratteristica che la accosta alla statuetta proveniente dalla non lontana sepoltura di Vicofertile.

Note storiche

Il sito di Via Guidorossi è stato scoperto nell’estate del 2006, a seguito dei lavori di costruzione di un palazzo, ed è ubicato lungo la Via Spezia, nella prima periferia della città di Parma. La prima struttura ad essere intercettata è stata una grande fossa polilobata, datata alla fase finale della Cultura neolitica VBQ (Vasi a Bocca Quadrata): successivamente, è stata indagata un’area attigua molto vasta (10.000 mq), in occasione della realizzazione di un centro commerciale. Il sito, rivelatosi di notevole importanza, ha restituito abbondanti testimonianze riferite al Neolitico Medio, l’Eneolitico, l’età del Ferro e l’età Repubblicana.


NOME Sito di Via Guidorossi (Parma)
OGGETTO STATUINA FEMMINILE
FASCIA DI DATAZIONE Neolitico - 8.000 – 5.000 anni fa
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Sito archeologico di Strada Guidorossi in Via Spezia a Parma. - Provincia di Parma
CONTESTO AMBIENTALE Sepolture
REPERTI ESPOSTI

I reperti non sono esposti

STATO DI CONSERVAZIONE

Discreto

CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
BIBLIOGRAFIA
  1. Paola Mazzieri – Il sito VBQ di stile “meandro-spiralico” di via Guidorossi a Parma – in Rivista di Studi Liguri 2011-2013;
  2. Paola Mazzieri – Oggetti e contesti rituali nella cultura VBQ dell’Emilia occidentale in Padvsa-Bollettino del Centro Polesano di studi storici, archeologici ed etnografici, 2009;
  3. Maria Bernabò Brea, Maria Maffi, Paola Mazzieri, Loretana Salvadei – Testimonianze funerarie della gente dei vasi a bocca quadrata in Emilia Occidentale. Archeologia e antropologia in Rivista di scienze Preistoriche 2010;
  4. Maria Bernabò Brea, Paola Mazzieri – Osservazioni sulla sfera rituale del mondo VBQ in base ai dati forniti dagli insediamenti dell’Emilia occidentale in Rivista di Studi Liguri (2010-2013);
  5. Marija Gimbutas – Il linguaggio della Dea – Vicenza – Ed. Neri Pozza Editore – 1997.

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