Seno fittile di Portonovo (AN)

La scheda è stata curata da Francesca Principi

Seno fittile di Portonovo (AN)

La scheda è stata curata da Francesca Principi


Il reperto si presenta come un oggetto in argilla di forma conica, cavo all’interno, sulla cui estremità si evidenzia una prominenza caratterizzata da dei minuscoli fori non passanti; le superfici, sia quella interna che quella esterna, sono lisciate e i bordi sono arrotondati. La forma ricorda chiaramente un seno femminile, difficile dire se quest’oggetto avesse una funzione pratica o prettamente simbolica; l’ipotesi che fosse un piccolo contenitore sembra poco probabile, come anche quella che fosse un coperchio, data la scarsa funzionalità dell’estremità per la presa. Le analisi chimiche effettuate sul reperto non hanno rilevato la presenza di tracce organiche al suo interno, anche se bisogna sottolineare che la superficie si presentava molto alterata dalla matrice calcarea del deposito in cui è stato rinvenuto.

Ad oggi non sono documentati oggetti simili in ambito italiano; in alcuni siti neolitici in Svizzera e in Germania sono stati ritrovati dei reperti similari, alcuni con dei motivi dipinti, ma di dimensioni maggiori e non cavi internamente.

Nel nostro caso, il contesto di rinvenimento del seno fittile apre un interessante scenario interpretativo: il reperto è infatti stato trovato sul livello di fondo di un forno, facente parte di un’area di circa 600 mq dove sono stati scoperti in totale 23 forni. Le strutture sono state realizzate scavando delle fosse di forma emisferica, con un diametro medio di circa 1,80 m., che venivano successivamente consolidate con il fuoco per renderle resistenti; sette forni sono stati rinvenuti integri, mentre i restanti sono stati danneggiati sia dall’erosione naturale che dalle attività antropiche. All’interno dei forni molto di rado è stato ritrovato del materiale archeologico, che invece è stato rinvenuto diffusamente nelle grandi fosse di fronte ai forni (resti litici, ossei e faunistici di varia natura). In alcuni casi, dentro i forni sono state rinvenute cariossidi di orzo carbonizzate, dato che suggerisce che lì venivano tostate o asciugate per poterle poi consumare o preparare al successivo stoccaggio. È molto probabile che i forni venissero adoperati anche per altri utilizzi come il trattamento e la cottura dei cibi, come pure l’essicazione della ceramica e il trattamento termico della selce.

All’interno di due forni sono state ritrovate tre sepolture di individui adulti, di cui due maschili; un’altra sepoltura, di una donna, è stata invece rinvenuta in una zona centrale del sito. Il cambio di destinazione d’uso è una pratica frequente nell’ambito delle culture neolitiche e, come in questo caso, probabilmente esprimeva il labile confine che doveva esistere tra sfera terrena e ultraterrena e la volontà di sancirne l’importanza e l’intima connessione. Come per le sepolture, anche la presenza del seno fittile all’interno di un forno sicuramente rispondeva ad una precisa simbologia: il seno incarna l’idea di fonte di nutrimento e la sua associazione ad un luogo trasformativo come il forno, dove venivano preparati e trattati elementi fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo (cereali, cibo, ceramica, selce), forse voleva sottolinearne l’intrinseca similarità e l’unione simbolica come fonti di vita. Un parallelo concettuale può essere fatto anche con l’usanza, riscontrata in molti degli stanziamenti neolitici europei, di porre statuine femminili in prossimità dei forni e dei luoghi dove si preparava il grano, a sottolineare il legame che doveva esistere, agli occhi delle comunità agricole, tra il grano e l’essere femminile, espressioni della ciclicità della natura, come anche tra il forno e l’essere femminile, a loro volta simboli del potere trasformativo e rigenerativo della natura.

Dagli scavi effettuati sino ad oggi non emerge la presenza di un abitato nelle immediate vicinanze del sito di Fosso Fontanaccia ma i numerosi ritrovamenti in superficie di materiali vari lungo tutta l’area, fa ipotizzare un’intensa frequentazione da parte di una o più comunità che vivevano nel circondario.

Note storiche

Il sito, individuato negli anni ’80 del secolo scorso, era stato oggetto di saggi di scavo da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche nel 1999 e nel 2006. Nel 2011 gli scavi sono stati ripresi dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma2, in regime di concessione MIBAC, e sono stati condotti in maniera estensiva fino al 2015.

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SCHEDA

Nome

Seno fittile di Portonovo (AN)

Oggetto

Manufatti

Cronologia

Il sito, datato al Neolitico antico, è stato frequentato molto a lungo, per almeno cinque secoli, e di fatto si presenta come un caso unico nel panorama della preistoria italiana: a tutt’oggi, infatti, non si conoscono siti altrettanto antichi e con una simile concentrazione di strutture specializzate, in un’area così circoscritta. Il seno fittile, proveniente dal livello di fondo del forno n. 23, è datato al 5635-5555 a.C. cal.

Datazione

Neolitico

Località del ritrovamento

Questo particolarissimo ritrovamento proviene dal sito di Portonovo – Fosso Fontanaccia, all’interno del Parco Naturale del Monte Conero, situato lungo la destra idrografica del torrente Fontanaccia, ad una quota di circa 120 m.

Regione

Marche

Contesto ambientale

Area Esterna

Reperti esposti

Il reperto non è esposto

Stato di conservazione

Discreto

Dimensioni

La misura massima del diametro è di 5 cm.

Condizione giuridica

Proprietà Stato

Bibliografia

  1. Cecilia Conati Barbaro – “Calore materno. Il seno fittile dal sito neolitico di Portonovo (Marche, Italia)” – in Le raffigurazioni femminili neolitiche in Italia: iconografia, iconologia, contesti – a cura di Fabio Martini, Lucia Sarti e Paola Visentini – Pubblicazione n. 55 – Museo Friulano di Storia Naturale – 2019;
  2. Cecilia Conati Barbaro, Alessandra Manfredini, Pasquale Acquafredda, Giovanni Carboni, Paola Catalano, Alessandra Celant, Giuseppe Cilla, Stefania Di Giannantonio, Roberta Lelli, Italo Maria Muntoni, Mauro Pallara, Grazia Ruggiero e Maria Silvestrini – “Il fuoco, il cibo, il sacro: i forni neolitici di Portonovo (Ancona, Marche)” – in Scienze dell’Antichità – 19 – 2013 – Fascicolo 1 – Quasar 2013;
  3. Cecilia Conati Barbaro, Alessandra Celant – “Coltivare, conservare, condividere. Aspetti economici e sociali della coltivazione dei cereali nel Neolitico antico: i dati archeologici e archeobotanici del sito di Portonovo (Ancona)” – in 50ma Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria – Preistoria del cibo – 2015;
  4. Cecilia Conati Barbaro – Cuocere la terra, I forni neolitici di Portonovo – Quaderni del Consiglio regionale delle Marche – 2020;
  5. Cecilia Conati Barbaro, Chiara La Marca, Chiara Silano – La neolitizzazione delle Marche: nuovi dati e prospettive di ricerca – Picus XXXIV – 2014.
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