La scheda è stata curata da Arianna Carta

La scoperta di questo straordinario edificio si deve ad Ercole Contu che, trovatosi di fronte ad un tumulo di terra, era inizialmente convinto di trovare un nuraghe. Con gli scavi scoprì invece i resti di una costruzione tronco-piramidale preceduta da una lunga rampa ascendente che presentava forti somiglianze con gli altari a terrazza o ziggurat mesopotamici.

Il nome, oggetto negli anni di varie ipotesi, significa in realtà monte di pietre, come recita un’antica carta catastale che lo indica come “Monte de Code.”

Questa struttura megalitica, costruita a secco con grandi blocchi di calcare nella seconda metà del IV millennio a.C., si è sviluppata successivamente in due fasi, quella del “tempio rosso” nel Neolitico finale (3500-2900 a.C.) e quella successiva del “tempio a gradoni” nell’Eneolitico (2700 a.C. circa).

Intorno al sito si estendeva un villaggio con capanne a pianta quadrangolare e numerose necropoli ipogeiche, le cosiddette domus de janas, disposte intorno al santuario “quasi a ventaglio” (A. Moravetti, 2006).

La parte più antica è una struttura quadrangolare, posta in cima all’edificio e collegata da una scala. La stanza, non visitabile dal pubblico, presenta pareti e pavimento intonacati e dipinti di colore rosso ocra; L’ocra rossa è stata ampiamente usata in contesti funerari e domus de janas e sembra collegata al discorso della rinascita (M. Gimbutas, 2008; P. Melis, 2017). Si ipotizza dunque una sorta di tempio-altare in cui venivano svolti riti e cerimonie.

I principali monumenti ritrovati nel sito:

Accanto alla rampa sono stati rinvenuti due lastroni. Il primo è un lastrone trapezoidale calcareo disseminato di coppelle e con i bordi forati, probabilmente una tavola per le offerte in cui venivano svolti sacrifici animali. Al di sotto si trova un inghiottitoio naturale. Il secondo, è una lastra poligonale in trachite (m. 1,96×1,90, spess. medio cm.20) che, come la prima, presenta una superficie levigata e coppelle.

Due pietre di forma sferica, trovate poco lontano dall’edificio e successivamente collocate accanto alla rampa, presentano degli elementi che confermano gli usi cultuali legati alla sfera femminile: superficie levigate e presenza di numerose coppelle. Secondo Contu (2000) e Moravetti (2006) la più grande sarebbe una pietra sacra assimilabile all’omphalos di Delfi o forse un simbolo solare.

Tre stele in pietra calcarea/granito: la prima presenta un disegno con losanga e spirali (trovata nella zona della grande rampa), interpretata anche come “Dea degli occhi” (P. Melis 2017); per una trattazione approfondita della “Dea degli Occhi”, si veda M. Gimbutas, 2008. Nella seconda, rettangolare (in granito) è rappresentata una figura femminile in rilievo (ritrovata a nord della piramide, l’originale è attualmente esposto nel Museo Sanna di Sassari) mentre l’ultima è una pietra piatta incisa con 13 scanalature parallele e due perpendicolari.

Sei menhir tra i quali, uno sbozzato di forma quadrangolare (di altezza pari a 4,4 metri) sito accanto alla rampa, due menhir che si trovavano accanto all’omphalos (nella posizione originaria), il primo di arenaria alto 1,90 m. di colore rosso, il secondo alto 2,30 di calcare bianco, interpretati come rappresentazioni rispettivamente del maschile e del femminile o avi o antenati mitici. Come molti menhir, l’interpretazione più accreditata, vista la forma fallica, è la simbologia legata alla fertilità (E. Contu, 2000; A. Moravetti, 2006). Almeno altri tre sono stati trovati negli immediati dintorni.

Nella zona circostante al santuario sono stati trovati decine di nuraghi, necropoli, menhir, ipogei, nello specifico:

1. Nuragheddu di Li Pedriazzi; 2. Necropoli ipogeica Su Crucifissu Mannu; 3. Necropoli ipogeica Li Lioni; 4. Nuraghe La Camusina; 5. Nuraghe La Luzzana di Chercu; 6. Nuraghe Figga; 7. Nuraghe Cherchi; 8. Villa romana Ponte Giogante; 9. Nuraghe Ferro; 10. Necropoli ipogeica Monte d’Accoddi; 11. Insediamento preistorico Monte d’ Accoddi; 12. Menhir Monte d’ Accoddi; 13. Ipogei di Marinaru; 14. Necropoli ipogeica di Ponte Secco; 15. Menhir Frades Muros; 16. Dolmen Frades Muros; 17. Necropoli ipogeica Su Jaiu; 18. Necropoli ipogeica Sant’Ambrogio; 19. Necropoli ipogeica di Spina Santa (E. Contu 2000, 6).

Visto l’alto numero di necropoli, la maggior parte delle quali di tipo ipogeico, (domus de janas), Contu (2000) ha ipotizzato che le popolazioni che lo frequentarono nel corso dei millenni praticassero il culto dei morti; le domus de janas vennero addirittura utilizzate dal 4000 a.C. sino all’epoca romana e medievale (E. Contu 2000, 9). All’interno delle strutture, si riscontra la presenza sia del motivo della “falsa porta” che delle pròtomi bovine “a falce di luna”. Nelle tombe II e III sono state ritrovate statuette femminili “a traforo” di tipo cicladico, oltre a vasellame appartenente alla cultura di Ozieri.

Secondo Lo Schiavo (1986) sono stati ritrovati circa 5300 reperti (frammentati), tra i quali spiccano un frammento di ciotola emisferica decorata con due figurine a clessidra stilizzate in atteggiamento di danza ed alcune statuette frammentate, di tipo cicladico, trovate vicino all’altare. Sulla frantumazione delle statuette è stata avanzata l’ipotesi di riti collegati alla fertilità, ovvero una sorta di semina dei frammenti per fecondare il terreno (P. Melis 2017).

In tutta l’area intorno al santuario sono stati trovati avanzi di pasto, specie molluschi marini e conchiglie di cui il sito è ancora disseminato. Tra queste ultime, è stata rinvenuta anche la Charonia, usata come strumento a fiato (bùccina).

Tra le capanne del villaggio, la più interessante è quella denominata “Capanna dello Stregone”, denominata anche Capanna p-s, semidistrutta da un incendio; sita ad est dell’altare, ha restituito un centinaio di vasi, una statuetta femminile in terracotta ed un peso trapezoidale da telaio decorato con dischi pendenti. Inoltre, sotto una brocca capovolta, sono stata ritrovate alcune conchiglie marine bivalve, un corno bovino ed otto pesi di telaio verticale a forma di rene.

Lilliu (2001) e Magli (2009) hanno messo in luce l’orientamento astronomico della struttura in relazione con i cicli lunari; Magli (2009) aggiunge anche l’allineamento con i movimenti solari, del pianeta Sirio e di Venere.

In tutti i testi consultati per questa scheda si conferma la destinazione d’uso sacra dell’edificio ed alcuni ipotizzano un tempio dedicato alla “Dea Madre” (P. Melis, 2017; G. Lilliu, 2001) o comunque a culti legati alla fertilità (E. Contu, 2000). Lilliu (2001) parla di culto della Dea Madre che in questo caso si è trasformata in una “Signora del Cielo”, vista la specifica caratteristica di “luogo alto”.

Da notare che non si conoscono strutture comparabili in tutta Europa, bacino del Mediterraneo incluso.

Note storiche

I primi scavi, effettuati da Ercole Contu, risalgono agli anni ’50 (dal 1952 al 1958); dal 1979 al 1989 sono stati ripresi ed ampliati da Santo Tinè. Purtroppo, la collinetta che ricopriva la struttura è stata usata come base per la contraerea durante la seconda guerra mondiale e questo ha danneggiato pesantemente la parte superiore dell’edificio.


NOME Santuario di Monte d’Accoddi (SS)
OGGETTO MENHIR, STELE, CULTI, MANUFATTI, STATUINA FEMMINILE
CRONOLOGIA Secondo Contu (2000) le analisi al C14 hanno dimostrato come il sito sia stato edificato durante la Cultura di Ozieri (4.000-3.200 a.C. circa) ed utilizzato e trasformato durante le culture successive di Filigosa e Abealzu (3.200-2.700 circa) dunque dal Neolitico recente all’età del Rame o Eneolitico. Sono inoltre state riscontrate tracce che arrivano sino alla cultura di Bonnannaro (1.600 a.C. circa).
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Il sito si trova a circa 13 km da Sassari. Ci si arriva percorrendo la ex Strada Statale 131 in direzione di Porto Torres fino al km 222,200. Svoltando a sinistra nello svincolo per Bancali, si ritorna verso Sassari fino alla Strada Vicinale Monte d'Accoddi. Sardegna nord-occidentale, Nurra. - Provincia di Sassari
CONTESTO AMBIENTALE Area Esterna, Sepolture, Ipogei, Osservatori Astronomici
REPERTI ESPOSTI

In esterno: piramide tronco-conica con rampa, menhir, 2 pietre calcaree sferoidali coppellate, 2 lastroni (tavole) per le offerte, resti di capanne, stele e menhir. I reperti di dimensioni ridotte, inclusa la stele con la figura femminile stilizzata, sono esposti al Museo Nazionale Giovanni Antonio Sanna di Sassari, in Via Roma 64 – tel. 079-272203.

STATO DI CONSERVAZIONE

Lo stato di conservazione delle strutture esterne è discreto.

DIMENSIONI L’altare a terrazza presenta una base di 37,50 x 30,50 metri, la rampa è lunga 41,50 metri ed è larga da 7 a 13,50 metri. La lunghezza totale della piramide è di 75 metri. Le murature del monumento, presentano un’altezza di 5,4 metri (8 metri secondo Lo Schiavo, 1986). La costruzione occupa una superficie di 2.513 metri quadri, mentre il suo volume risulta di 7.590 metri cubi.
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato (Soprintendenza archeologica Sassari).
LINK ESTERNI

Per il sito archeologico di Monte d’Accoddi;

Per il Museo Nazionale Giovanni Antonio Sanna;

Per info sul tempio-altare.

BIBLIOGRAFIA
  1. Ercole Contu – L’altare preistorico di Monte d’Accoddi – Carlo Delfino editore 2000;
  2. Gimbutas Marija – Il linguaggio della dea – Venexia 2008;
  3. Giovanni Lilliu – “Simbologia astrale nel mondo prenuragico” – in Atti dei convegni Lincei 2001;
  4. Giovanni Lilliu – La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all’età dei nuraghi – Il Maestrale 2017;
  5. Fulvia Lo Schiavo (a cura di) – Il museo Sanna di SassariBanco di Sardegna 1986;
  6. Giulio Magli, Emanuela Franzoni, Daniele Sampietro, Eugenio Realini, Mauro Peppino Zedda e Paolo Pili – “Topographical and Astronomical Analysis on The Neolithic “Altar” of Monte d’Accoddi in Sardinia” – In: Mediterranean Archaeology and Archaeometry 9 – 2009;
  7. Paolo Melis – “La religiosità prenuragica” – In La Sardegna preistorica. Storia, materiali, monumenti – a cura di Melis, Moravetti, Foddai e Alba – Carlo Delfino Editore 2017;
  8. Alberto Moravetti – “Gli altari a terrazza di Monte d’Accoddi”- in: Darwin Quaderni. Archeologia in Sardegna – 2006;
  9. Santo Tinè – Altare megalitico preistorico di Monte d’Accoddi – Betagamma Editrice 1999.

Stampa questa pagina

Approfondimenti

Monte d’Accoddi, tra dibattiti e abbandono