La scheda è stata curata da Alessandra de Nardis

Si tratta di uno di tre reperti recuperati nell’area dei Colli Albani, un rilievo montuoso di origine vulcanica posto a Sud-est della capitale; trovati fortuitamente en plain air su suolo boschivo e riferibili al Paleolitico superiore (10,000-40,000 a.C.) i tre manufatti considerabili elementi di arte mobiliare sono: la figura femminile di Monte Compatri, il percussore/ritoccatoio di Monte Alto a cui ultimamente è stata riconosciuta la funzione di calendario lunare e il percussore/ritoccatoio di Monte dell’Artemisio.

La figurina femminile di Monte Compatri è abbozzata su un ciottolo di basalto di provenienza albana; la caratterizzazione anatomica è molto semplificata eseguita sulla sola porzione frontale del ciottolo. Gli interventi antropici sono molto limitati e, come osservato per altre figure di questo tipo, si sarebbe intervenuti su un supporto naturale scelto perché già suggestivo di per sè stesso. La gran parte del ciottolo ha una conformazione naturale caratterizzata da superfici scabre e fessurazioni, dovute sia a fenomeni di alterazione sia al raffreddamento posteruttivo. Si distinguono due superfici aggettanti come seni; un solco obliquo che segna l’inizio della coscia destra; al centro una lacuna circolare profonda alcuni millimetri, interpretabile come un ombelico; una possibile delimitazione dell’arto inferiore sinistro potrebbe essere ravvisabile in alcune irregolarità sulla porzione inferiore del supporto. Nello specifico, la fessurazione naturale sulla calotta del ciottolo è stata regolarizzata e modellata tramite abrasione con l’intento di delineare i due seni; una superficie di abrasione è visibile anche nella porzione destra della figura. All’attacco del seno destro la fessurazione naturale è stata ripresa con un intervento di scalfittura/incisione, utile alla prosecuzione e all’approfondimento del solco. Un’operazione molto simile ha riguardato la delimitazione dell’arto inferiore destro della figura, dove una linea di frattura naturale è stata rimarcata da un’incisione. Ulteriori modifiche potrebbero aver riguardato la base del ciottolo, anch’essa con superficie abrasa, e un piccolo tratto inciso sul retro della pietra. La lacuna rappresentante l’ombelico, infine, è dovuta al distacco naturale di un minerale ed è stata successivamente sfruttata per l’impostazione della figura.

Il percussore/ritoccatoio di Monte Alto è stato rinvenuto fortuitamente dall’archeologo Flavio Altamura del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza, presso la cima di Monte Alto (Nemi) sulle propaggini occidentali della catena dell’Artemisio. Questo oggetto erratico, rinvenuto lungo un sentiero, era in giacitura secondaria, quindi isolato rispetto ad un sito abitato. Dagli studi fatti successivamente si è potuto constatare che si tratta di un supporto naturale di provenienza estranea all’area albana (marna o calcare marnoso), con forma allungata e sezione quadrangolare arrotondata. È da notare che i più vicini affioramenti di marne si trovano sui Monti Tiburtini e Lepini, ad alcune decine di chilometri dal luogo di rinvenimento. Il manufatto presenta chiare tracce d’uso come ritoccatoio e percussore in pietra tenera. Le analisi più recenti eseguite con l’uso del microscopio ottico sul ciottolo hanno evidenziato differenti tracce di intervento (tracce d’uso, tacche decorative e residui di ocra). Appare chiaro che alla data dello studio del reperto (2013) non si ipotizzavano ancora le caratteristiche di «calendario lunare» del ciottolo ritrovato nel 2007, ipotesi che è stata formulata nel 2019, sulla base della somiglianza del numero delle tacche al ciclo lunare. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista «Journal of Archaeological Science: Reports». La morfologia affusolata ricorda maggiormente un esemplare gemello proveniente dai livelli gravettiani della Grotta di Laussel in Francia.

Il percussore/ritoccatoio di Monte dell’Artemisio è stato rinvenuto fortuitamente sul ripido versante settentrionale del Maschio dell’Artemisio (Velletri), uno dei rilievi più alti della catena montuosa omonima. Si trovava in giacitura secondaria sul fondo di un’incisione meteorica lungo un sentiero sterrato. Si tratta di un ciottolo di selce di forma ellittica con dimensioni contenute (fig. 2). Il supporto è quasi totalmente corticato; la selce è di colore grigio e di provenienza esotica rispetto al substrato geologico albano che, essendo vulcanico, non include selce. Dall’analisi dei caratteri morfometrici risulta che è stato probabilmente reperito in un contesto di origine alluvionale. Le misure contenute rimandano allo sfruttamento di piccoli ciottoli silicei tipico della zona costiera del Lazio meridionale (industrie c.d. pontiniane e circeiane, nonché epigravettiane) ed è quindi probabile che arrivi da queste aree. Lo strumento mostra tracce di utilizzo come percussore duro e ritoccatoio. Due aree di picchettatura sono visibili sulle porzioni marginali del manufatto. Sulle estremità del manufatto sono poi presenti delle profonde abrasioni che rimandano a un ultimo uso come percussore o pestello. L’utilizzo, prolungato ed energico, ha anche comportato il distacco accidentale di due schegge corticali in prossimità delle superfici d’impatto. Il carattere più interessante del manufatto è tuttavia la colorazione con ocra che interessa circa la metà del ciottolo. Nonostante una certa regolarità e simmetria nella distribuzione della tintura, non sembra presente alcuno schema decorativo. L’ocratura è stata applicata sul cortice in un momento precedente all’utilizzo del ciottolo come ritoccatoio e percussore: le tracce d’uso e le sbrecciature infatti vanno a intaccare la colorazione.

Note storiche

Negli ultimi decenni i Colli Albani hanno restituito una significativa quantità di reperti paleolitici ed il rinvenimento di questi tre reperti in contesti sub-montani (530, 672 e 678 metri s.l.m., con probabile scivolamento da altitudini anche maggiori) permette di ipotizzare una frequentazione di quote così elevate grazie ad un clima tardo-glaciale che può aver favorito la frequentazione di località precedentemente inaccessibili o non sfruttabili in un’ottica venatoria; luoghi utilizzati forse come campi stagionali o postazioni temporanee per l’avvistamento e il controllo della selvaggina. Il dato archeologico manifesta dei caratteri atipici: tre manufatti complessi provengono dalla cima o dai versanti della stessa catena montuosa, in fasce altimetriche che non presentano, ad oggi, altre testimonianze coeve di frequentazione. Circostanza questa che farebbe pensare a un comportamento simbolico reiterato nel tempo, come l’abbandono intenzionale di oggetti con particolare significato in località montuose, una pratica che si ritrova in vari contesti pre-protostorici ed etnografici.

D’altronde, il fatto che il massiccio albano occupi un ruolo centrale nel paesaggio del Lazio antico e che la sua ultima fase di attività vulcanica fosse ancora evidente nel Paleolitico superiore potrebbe aver suscitato nei suoi originari abitanti il senso di sacralità che sarà ben conosciuta nei periodi successivi.

Tutti e tre reperti descritti provengono da suoli boschivi al contatto con il substrato geologico formato da prodotti della fase geologica finale del Tuscolano-Artemisio, fase nella quale si creò la struttura del vulcano, caratterizzata da imponenti esplosioni e colate piroclastiche e laviche, intercalate da lunghi periodi di calma e dalla formazione di accumuli dei primi prodotti vulcanici (tufi grigi granulari). Non sono noti al momento validi orizzonti stratigrafici di riferimento.

La figura femminile di Monte Compatri è stata rinvenuta fortuitamente dal Sig. Emiliano Zucchini e segnalato alla Soprintendenza Archeologica in data 23-02-2010. Si trovava presso le coordinate GPS N41 48 11.30; EO 12 44 58.24; ca. 530 m.s.l.m.


NOME Ciottolo femminile di Monte Compatri ed altri reperti
OGGETTO STATUINA FEMMINILE
FASCIA DI DATAZIONE Paleolitico Superiore - Fino A 10.000 anni fa
LOCALITA' DEL RITROVAMENTO Colli Albani, Monte Compatri, su suolo boschivo in località La Cucca - Provincia di Roma
CONTESTO AMBIENTALE Area Esterna
REPERTI ESPOSTI

Non è noto dove siano conservati i reperti.

STATO DI CONSERVAZIONE

Abbozzata su un ciottolo di basalto il reperto è stato esposto a fenomeni erosivi e ha probabilmente subito scivolamenti di modesta entità.

DIMENSIONI Figura femminile: mm 82 x 56 x 74; calendario lunare: mm 98 x 28 x 21; percussore/ritoccatoio: mm 58 x 36 x 32
CONDIZIONE GIURIDICA Proprietà Stato.
BIBLIOGRAFIA
  1. Flavio Altamura, Margherita MussiArte mobiliare paleolitica dalla Catena del Tuscolano-Artemisio in E. Calandra, G. Ghini e Z. Mari – Atti del Convegno Decimo incontro di Studi sul Lazio e la Sabina – Roma 4-6 giugno 2013 – Roma 2014;
  2. Flavio AltamuraL’uso del microscopio ottico e del S.E.M.E. per la ricostruzione della sequenza degli interventi antropici sul ciottolo decorato del Paleolitico superiore di Monte Altoin Incontri Annuali di Preistoria e Protostoria n. 4 – Firenze 2018;
  3. Adolfo Masi – La scoperta di un calendario lunare in un ciottolo di 10.000 anni fa.

Stampa questa pagina