Premessa

 

Demetra per sempre fu il titolo che, anni fa, diedi al mio studio sulla festa popolare del mio paese. Un paese rinserrato nel cuore dell’Appennino abruzzese: Goriano Sicoli. Un nome che ricorda la Sicilia, un nome singolare per trovarsi nella provincia dell’Aquila. Un paese non facilmente raggiungibile ma che, grazie al suo secolare isolamento durato fino agli anni ‘60 del secolo scorso, ha conservato nella sua cultura una festa popolare antichissima, affascinante, misteriosa: la festa di Santa Gemma. Purtroppo, a causa del Covid, la festa si è interrotta ed è per questa ragione che la racconterò usando i verbi al passato.

Gli abitanti del mio paese, da sempre sono stati pastori, contadini ed artigiani in grado di produrre da sé quasi tutto quello di cui avevano bisogno. Io ho avuto la fortuna di nascere e crescere proprio in una famiglia di contadini-pastori con una nonna-matriarca, analfabeta ma deliziosamente saggia, nata nel 1890. Ci sono voluti molti anni per comprendere l’importanza e per valorizzare le conoscenze apprese da lei e dalle sue compagne-sorelle, come si chiamavano fra amiche. È stata quella cultura orale agro-pastorale appresa in famiglia e in paese a suscitare la mia curiosità e a spingermi a riflettere seriamente su quel patrimonio culturale popolare complicato e solo apparentemente disorganico, incompreso e disprezzato dalla cultura convenzionale. Eppure, per decodificare quel patrimonio tanto enigmatico, sottovalutato dalla cultura convenzionale scritta bisognava conoscere a fondo proprio quella cultura convenzionale e scritta.

Non sarebbe bastata una formazione scolastica di tutto rispetto per orientarmi in questo campo così lontano nel tempo, né avrei potuto ritrovare il bandolo dei fili con la mia cultura di origine se non avessi incontrato il pensiero di due illuminati ed illuminanti studiosi, solo apparentemente lontani tra loro, Antonio Gramsci[1] e Marjia Gimbutas[2].

Tracce di una società agricola e matriarcale nella festa di S. Gemma

 

La festa di Santa Gemma a Goriano Sicoli era la festa più importante di tutte e scandiva il tempo delle stagioni dell’intero anno, per cui il tempo del lavoro dell’intera comunità coincideva con il tempo sacro. Quello che conferiva sacralità alla fatica degli esseri umani e al tempo impegnato nel lavoro dei campi era il legame di tutto il popolo con la santa patrona del paese in quanto una parte dei frutti che la terra produceva in ogni stagione veniva donato per celebrare le 3 feste dell’anno in suo onore: la festa di Santa Gemma Grande dell’11- 12 e 13 maggio e le 2 feste di Santa Gemma piccola dell’8 settembre e del 27 marzo.

Alla base dell’organizzazione delle tre feste c’erano le raccolte dei prodotti della terra. Ogni famiglia donava alla Santa una parte del raccolto di ogni stagione dell’anno. Si iniziava a giugno con la raccolta del latte: ogni famiglia donava il latte munto in una giornata dalle pecore che possedeva. Se ne sarebbe fatto il formaggio per essere consumato e usato per condire i pasti nei giorni delle tre feste. Le pezze di formaggio essiccate che sarebbero servite per quei giorni venivano conservate in mezzo al grano dentro ai sacchi; e il di più veniva venduto per raccogliere denaro per le spese della festa: spari, banda ed altro. Questo avveniva per tutti i prodotti delle raccolte. Oltre al bisogno concreto di raccogliere i proventi per la gestione delle spese dei giorni di festa, le offerte dei frutti erano simboliche sia del ringraziamento alla terra che le aveva prodotte e, nello stesso tempo erano di buon augurio per il raccolto della prossima stagione. L’offerta del latte era simbolica anch’essa di ringraziamento alla terra per le erbe spontanee dei pascoli che aveva fatto nascere per nutrire le greggi.

Seguiva, a luglio, la raccolta del grano che avveniva nell’aia del paese: il procuratore della festa passava con un sacco presso ogni capofamiglia che offriva proporzionalmente al suo raccolto.

Offerte delle uova a Santa Gemma (ph. P. Di Giannantonio)

Il primo martedì dopo il Ferragosto dalla casa di S. Gemma usciva la nuova procuratrice con una aiutante per la raccolta delle uova che sarebbero state usate per la prossima festa dell’8 settembre. Con le uova si prepareranno pranzi, biscotti e ciambelle di S. Gemma. La raccolta del granturco avveniva in agosto-settembre.

Sempre con la stessa modalità, in autunno inoltrato, nelle cantine passava il procuratore a raccogliere il mosto proveniente dalle diverse uve, bianche, nere e rosse della vigna di ogni contadino.

Tutti i prodotti venivano conferiti nella casa di Santa Gemma, una sorta di ziqqurat di memoria mediorientale, con diversi ambienti, situata nel centro storico del paese. In questa casa avvenivano, durante l’inverno, i lavori leggeri di sceglitura, pulitura, essiccazione e conservazione dei prodotti. I lavori erano effettuati dalle persone meno abbienti e più anziane del paese, donne e uomini volontari che nei giorni di lavoro avevano l’opportunità di mangiare e di scaldarsi nella casa.

Casa di Santa Gemma (ph. P. Di Giannantonio)

La raccolta dell’olio era l’ultima dell’anno e si svolgeva nei paesi della Valle Peligna in cui si coltivavano le olive perché a Goriano Sicoli non c’erano per via dell’altitudine del paese.

Sempre, nelle raccolte, il procuratore della festa, chiamato anche festarolo, era accompagnato dal secondo procuratore che avrebbe gestito, preso la festa l’anno successivo e questo praticantato gli avrebbe permesso una ottimale direzione della festa. Questa esperienza valeva anche per la moglie, la seconda procuratrice. Uomini e donne avevano ruoli distinti, stabiliti dalla tradizione e sempre rigorosamente rispettati. Per quello che ricordo maschi e femmine erano presi in considerazione alla stessa maniera e considerati sacri entrambi.

La raccolta delle uova era un rito essa stessa. Nel giro del paese uscivano due donne, la procuratrice e la seconda; l’una portava il canestro sulla testa coperta con un bel foulard colorato, l’altra aveva in mano un campanellino che faceva risuonare continuamente per richiamare l’attenzione delle donne di casa, che uscivano e mettevano l’uovo nel canestro oppure in sostituzione facevano l’offerta in spiccioli che mettevano dentro la servetta, un tovagliolo legato agli angoli. Santa Gemma lo possa accrescere era la formula che pronunciava la procuratrice e l’offerente rispondeva: lo possa fare.

Offerte di Santa Gemma (ph. P. Di Giannantonio)

L’augurio di propiziazione dell’abbondanza pronunciato in modo così solenne dalle donne mi ha fatto pensare che si pregasse la terra per il raccolto e i suoi doni. Alle donne erano affidati i lavori della casa, della panificazione e della preparazione dei dolci rituali, mentre gli uomini si occupavano dei lavori esterni alla casa, i lavori di campagna più pesanti e più adatti al loro fisico.

La Festa di Santa Gemma Grande.

 

Dai numerosi segnali provenienti dalle azioni, dalla gestualità, dalla ritualità di questa festa tanto complessa e dalla sua capillare organizzazione non si può prescindere dal considerarla uno spaccato socio-economico e sacrale risalente al primo Neolitico agricolo, l’epoca in cui fu messa a punto la coltivazione del grano e la sua trasformazione nella farina e nella panificazione. Infatti, la festa di S. Gemma di Goriano Sicoli è conosciuta come la festa del pane di Santa Gemma e la preparazione del pane è esso stesso un ulteriore imponente, suggestivo rituale[3] che si preparava dentro la casa della santa in una grande cucina. Il pane votivo sarà distribuito ad ogni famiglia del paese, ai pellegrini e ai forestieri durante la suggestiva processione dell’11 maggio.

Il rituale del pane è la parte centrale della festa e deve considerarsi un frammento di cerimoniali arcaici delle prime società agricole, comunitarie e matriarcali del Neolitico messe a punto nella Mezzaluna Fertile. Il rito, infatti, è incentrato sulla partecipazione di tutto il popolo che mette in comune i prodotti della terra in quanto questo pane votivo viene preparato, come già detto, con la farina proveniente dalle offerte di grano del campo di ogni contadino del paese e la sua lievitazione era ottenuta con l’offerta di un po’ del lievito che ogni madre di famiglia conservava in casa.

Durante la pandemia, la procuratrice chiese a tutte le donne residenti in paese e fuori paese una foto per ricordare la Santa e questa è la foto che l’autrice ha inoltrato a maggio del 2020, il primo anno in cui la festa non si è potuta fare, mettendo coperte preziose sul balcone della sua casa e il filone di pane con l’immagine della Santa appoggiati fra le foglie dell’albero del suo orto (ph. P. Di Giannantonio)

Il senso comunitario contraddistingue tutti i numerosi riti della festa, ma restano centrali il rito del pane e quello del vino di Santa Gemma. Questi due riti sono interconnessi perché nei giorni di festa, per devozione, i paesani si recavano nella casa sacra per mangiare insieme un pezzo di quel pane e bere un bicchiere di quel vino: ognuno mangiava il pane di tutti e beveva il vino di tutti in un momento solenne di autentica comunione. Questa occasione aiutava a spegnere i conflitti personali e a rinsaldare i legami di identità e di coesione della popolazione.

L’antico rituale dell’11 maggio avviene nella mattinata del giorno della vigilia mentre nel pomeriggio avverrà la Processione delle canestre durante la quale viene distribuito il pane a tutte le famiglie del paese in un ennesimo simbolico rituale riferito ancora una volta al ringraziamento alla terra per il pane che ha garantito la vita nell’anno in corso e la propiziazione della sua fertilità per il futuro ciclo stagionale.

Per tutte queste ragioni la festa di Santa Gemma di Goriano Sicoli può essere considerata uno spaccato sociale e organizzativo di società matriarcale miracolosamente pervenuto fino ai nostri giorni. Le sue modalità di svolgimento, la gestualità, la divisione dei ruoli delle persone in base all’età, i luoghi distinti per funzione nella casa sacra, i molteplici simbolismi legati alla forma del pane e dei dolci votivi preparati nelle notti precedenti la festa insieme a momenti minori ma complementari al grande rituale fanno pensare ad un matriarcato definito da una consolidata economia agro-pastorale risalente al primo periodo del Neolitico, la cui origine è da ricondursi alla diffusione dell’agricoltura nella zona centrale della nostra penisola intorno al V millennio a. C., come ormai riconosciuto dagli storici[4].

Un’altra immagine della Santa durante la pandemia (ph. P. Di Giannantonio)

 


Note

[1] Antonio Gramsci – Quaderni del Carcere – Letteratura e vita nazionale – passi raccolti sotto il titolo di “Osservazioni sul folclore” – Einaudi – Torino 1950.

[2] Marija Gimbutas – Il linguaggio della dea – Venexia 2008.

[3] Paola Di Giannantonio – Demetra per sempre – M. Fuller edizione – 2005.

[4] Luigi Luca Cavalli Sforza, Paolo Menozzi e Alberto Piazza – Storia e geografia dei geni umani – Adelphi – Milano 2005.
Paolo Di Sacco – Corso di storia. Storia antica – Le Monnier – 2005.
Paola Di Giannantonio – La Tavola osca di Capracotta – Tipografia Lampo – Ripalimosani 2021.

Paola Di Giannantonio – 2022