Il culto della dea Feronia ci è noto grazie alle numerose notizie che ci hanno lasciato gli autori della letteratura latina e greca, alle numerose epigrafi di epoca classica ed anche ad una moneta, che riproduce il volto di profilo della dea. Questa moneta ci consente di conoscere l’iconografia della dea che ricorda, in alcuni tratti, quella di Giunone e infatti, in uno degli scoli dell’Eneide, Servio riporta che Feronia era anche chiamata Juno Virgo.

Per la diffusione del culto di Feronia un ruolo importante fu svolto anche dalle strade come la Caecilia, la Claudia Nova, la Curia e la Flaminia, che con i loro tracciati ed i loro diverticoli mettevano in comunicazione le città sabine con molte altre nelle quali Feronia era venerata (Iorio, 2016).

Numerosi indizi confermano il carattere preistorico di Feronia in qualità di Potnia Theròn, figura mitica che eredita l’antico culto pelasgico della Grande Madre mediterranea (come apprendiamo dalle ricerche di Uberto Pestalozza e Momolina Marconi, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento). Gli aspetti più conosciuti di Feronia sono connessi alla fase romana. Tuttavia, gli studiosi rimarcano le molteplici tracce del passato preistorico (G. Feo 2011).

Il bosco (lucus) e la montagna (il Soratte) le appartengono. Fra gli animali, il serpente, la capra, il lupo e il picchio (picus feronius, collegato ai suoi paredri, Giove e Marte). È associata al dio del sole etrusco Sur (Apollo Sorano), che è un dio ctonio. Gli studiosi hanno notato sovrapposizioni e affinità con dee connotate dai simboli acquatici e solari della Grande Madre mediterranea, come Angitia, legata al culto dei serpenti, o Mefitis, dea delle paludi. Le sono vicine come simbologia: Ops, dea dell’abbondanza, e Fauna dea dei campi.

Feronia è menzionata nell’Eneide due volte. Nel libro VII è nell’elenco degli alleati di Turno (Aurunci, Rutuli e Sicani). Virgilio racconta del bosco sacro alla dea nella pianura di Terracina. Nel libro VIII, Feronia è citata in quanto madre di Erylus, re di Praeneste dotato di tre teste e tre anime. La triplicità di Erylus costituisce attributo di triplicità anche per Feronia, evocando sia le fasi lunari sia l’archetipo trino che accompagna le divinità femminili antiche.

La divinità è pre-romana: latina, sabina, in particolare volsca (popolazione del nord della Sabina). Era celebrata anche da Etruschi, Falisci, Capenati, Umbri, Piceni e fu inglobata nel sistema liturgico dei Romani. A Roma, era festeggiata alle Idi di novembre, insieme a Juppiter e alla Fortuna Primigenia.

Il suo culto non è di solito collocato entro le mura della città, ma sempre all’esterno in boschi selvaggi (con l’eccezione del tempio romano nell’area sacra dell’Argentina). È tuttavia una dea mediatrice, non esclusivamente selvatica come Diana. Favorisce il dialogo fra la selva e la città, fra il colto e l’incolto, fra il mondo manifestato e l’aldilà. In sintesi, fra invisibile e visibile, con una funzione sciamanica di passaggio fra i mondi (L. Magini 2011).

L’etimologia di Feronia viene spiegata da Dumézil sulla base del termine ferus (non cultus, agrestis), Momolina Marconi la collega alla potnia theron (signora degli animali selvatici) attraverso la sostituzione della theta con la f, consonante mediterraneo-orientale, che la farebbe sorella di Leto e Artemide. Un’altra possibilità etimologica è connessa al termine feralis (e ai Feralia) cioè al mondo infero e ctonio.

È madre di dèi importanti (Juppiter Anxurus, Erulo, Apollo Sorano). Tutte divinità maschili raffigurate come giovanissime, imberbi: un chiaro riferimento all’archetipo del paredro, figlio e amante delle Grandi Madri mediterranee.

A Feronia si appellano gli schiavi che divengono liberti, vale a dire liberati con l’istituto della manumissio. Non avendo lo schiavo una vera dignità umana, secondo la cultura romana, ciò che avveniva nel rito della manumissio era una vera e propria nascita nella forma della liberazione. Come mediatrice fra l’ordine della natura e quello della società, Feronia era competente riguardo ai riti di passaggio di status.

Va segnalato il tratto oracolare e profetico di Feronia che deriva dall’essere diva inferorum, e dal mantenere un legame strutturale col mondo dei morti.

Le apparteneva una grotta sul Monte Soratte (permangono i resti della chiesa di S. Romana ed è visitabile la grotta dove ancora si raccolgono le acque), dove si celebravano culti femminili legati alla fertilità e all’allattamento, oltre alle pratiche oracolari.

Diversi autori riportano che i devoti, oltre ai sacerdoti, posseduti dalla dea, praticassero la pirobazia (capacità di camminare sulle braci ardenti), che è documentata soprattutto sul Monte Soratte, ma pare si svolgesse anche presso il santuario.

Nella colonia capenate di Lucus Feroniae, a Praeneste e nelle località di culto, le Mulieres Feronienses erano votate alla dea. Probabilmente si trattava di liberte.

Nel santuario presso il Lucus Feroniae era presente un grande altare (come mostra la planimetria dell’area centrale) che doveva essere quello intorno al quale si riunivano le popolazioni che lì convergevano e la sua importanza è testimoniata dal fatto che quando Lucus Feroniae da località dell’Ager Capenas diventò una vera e propria colonia indipendente, l’altare e l’area che lo circondavano furono preservati con la costruzione di un muro che li separa dal foro della colonia (Iorio, 2016).

Planimetria dell’area centrale del Lucus Feroniae (ph. Russo Tagliente, Ghini e Caretta, 2016)

Il culto della Dea Feronia, pur avendo il suo epicentro in Sabina, esattamente al km 17 della via Tiberina, vicino all’uscita Roma Nord (Fiano Romano) dell’autostrada A1, nel comune di Capena (in provincia di Roma), è attestato in gran parte dell’Italia centrale, in Sardegna e fino all’estremo nord-est. Luoghi di culto primari nel Lazio sono: Lucus Feroniae (Capena – Roma), Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino – Rieti), Amiternum-Aveia (Rieti) Praeneste (Palestrina – Roma) e Tarracina (Terracina – Latina), con alcune propaggini in Abruzzo come Pinna Poggio Ragone (Loreto Aprutino – Pescara).

Località dove è attestato il culto della Dea Feronia (ph. G. M. Della Fina, 2016)

Luoghi di culto secondari si trovano in Italia centro-settentrionale, in Sardegna, lungo la direttrice “Flaminia” (Umbria, Marche e Romagna), fino ad Aquileia e all’Istria.

Oretta Di Carlo, Enrica Tedeschi, Susanna Magnelli, Donatella Livigni e Tatiana Melaragni


Bibliografia

  1. Vincenza Iorio – Il culto di Feronia – in “Lucus Feroniae. Il santuario, la città, il territorio” a cura di Alfonsina Russo Tagliente, Giuseppina Ghini e Laura Caretta – Scienze e Lettere – Roma 2016;
  2. Enrico Benelli – Il santuario di Feronia in età arcaica – in “Lucus Feroniae. Il santuario, la città, il territorio” a cura di Alfonsina Russo Tagliente, Giuseppina Ghini e Laura Caretta – Scienze e Lettere – Roma 2016;
  3. Alfonsina Russo Tagliente, Giuseppina Ghini, Laura Caretta – Lucus Feroniae. Il santuario, la città, il territorio – Scienze e Lettere – Roma 2016;
  4. Renato Bartoccini – Colonia Iulia Felix Lucus Feroniae. Rinvenimento e scavi monumenti – Istituto Grafico Tiberino, Roma 1960;
  5. George Dennis – The Cities and Cemeteries of Etruria – Londra 1848 – traduzione italiana a cura di Mario Castagnola – Itinerari Etruschi – De Luca, Roma 1984;
  6. Massimiliano Di Fazio – Feronia. Spazi e tempi di una dea dell’Italia centrale antica –Quasar – Roma 2013;
  7. Massimiliano Di Fazio (2017) – Angizia, Feronia, Marica: divinità e culti italici nell’Eneide – in “Mélanges de l’Ecole française de Rome” – 129/1 – 2017;
  8. Massimiliano Di Fazio – I luoghi di culto di Feronia. Ubicazioni e funzioni – in “Atti del XIX Convegno Internazionale di Studi sulla Storia e l’Archeologia dell’Etruria” – 2016;
  9. Giuseppe Maria Della Fina (a cura di) – Il Fanum Voltumnae e i Santuari Comunitari dell’Italia Antica – in “Atti del XIX Convegno Internazionale di Studi sulla Storia e l’Archeologia dell’Etruria” – 2016;
  10. Gianfranco Gazzetti – Lucus Feroniae – Quaderni didattici – Roma 1998;
  11. Momolina Marconi – Riflessi mediterranei nella più antica religione laziale – Principato – Messina-Milano 1939;
  12. Momolina Marconi – Da Circe a Morgana – a cura di Anna De Nardis – Venexia editrice – 2009;
  13. Uberto Pestalozza (1996) – Eterno femminino mediterraneo – a cura di Pier Angelo Carozzi – Vicenza 1996;
  14. Stephan Steingraber – Città e necropoli dell’Etruria – Newton Compton – Roma 1983;
  15. Lily Ross Taylor (1920) – The Site of Lucus Feroniae – in “The Journal of Roman Studies” – Vol. 10 – Society for the Promotion of Roman Studies Stable, 1920 – pp. 29-36;
  16. Per la voce “Feronia” di William Smith – Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology – London 1870;
  17. Per la voce “Feronia” di Charles Godfrey Leland – Etruscan Roman Remains in popular tradition – New York 1892;
  18. Per Nica Fiori – “Dee, sacerdotesse, maghe: Feronia e il sito archeologico del Lucus Feroniae
  19. Per interventi al Convegno “Feronia: la Divinità, i luoghi di culto e le sue liturgie” tenutosi al Castello Orsini di Fiano Romano (RM) il 22 ottobre 2011:

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Lucus Feroniae – Capena (RM)