I primi abitanti delle coste e delle isole dell’Adriatico vivono cacciando piccoli animali fino a circa il 7000 a. C., quando si compie una transizione verso un’economia di raccolta dei molluschi. Nelle isole dell’Adriatico e nelle regioni costiere dell’Italia meridionale, Grecia, Albania e Jugoslavia il miglioramento della tecnica di navigazione potenzia gli scambi comunicativi.

Tre insediamenti all’aperto trovati a Sidari, nella punta nord-occidentale dell’isola di Corfù (Grecia occidentale), sono eccellenti esempi di influenze provenienti da aree diverse. Ogni insediamento nella sequenza stratigrafica appartiene a “marinai” di origine diversa. Il primo strato mesolitico, attribuito al Settimo millennio a. C. con datazione al radiocarbonio, è caratterizzato da un fitto deposito di gusci di cardium edule (canestrello) e arnesi microlitici in selce fatti con una pietra di provenienza esterna. Le analogie più somiglianti si trovano con una serie di siti costieri nell’Italia meridionale e in Sicilia, la striscia costiera dell’Adriatico in Jugoslavia e il Peloponneso nord-occidentale.

Lo strato successivo, descritto come cultura della ceramica lineare egea, indica una cesura con il passato, la manifattura dei microliti cessa e compaiono ceramica e ovini addomesticati. Il contrasto radicale fra queste due culture suggerisce nel 6500 a.C. l’arrivo di un gruppo umano diverso, probabilmente dalla Grecia meridionale. Il sito viene presto abbandonato e segue un periodo di alluvioni.

Intorno al 6400-6300 a. C. l’area è occupata da una popolazione che produce ceramica impressa (ovvero, ottenuta premendo gusci di cardium edule) cotta con molta maggiore perizia rispetto ai suoi predecessori. L’argilla rosacea è impastata con graniglia e polvere di selce, mentre le superfici esterne delle ceramiche sono lisce e decorate con impressioni delle unghie o stampigliate con uno strumento smussato. Compaiono anse perforate e le basi dei vasi sono rotonde o piatte. Le forme, la tecnologia e la decorazione di questa ceramica sono molto simili a quelle della cultura della ceramica impressa nella Jugoslavia occidentale (fase antica). Per tutta la lunghezza della costa adriatica orientale della Jugoslavia si allineano una serie di siti della ceramica impressa, che si trovano anche sulle isole costiere, con datazioni risalenti a una sequenza di tempo che va dal 6500 al 5500 a.C. (tabella 17 delle datazioni al radiocarbonio). I ripari rocciosi sulla costa adriatica della Jugoslavia hanno restituito depositi culturali che vanno dal Paleolitico al Neolitico, e questi ultimi comprendono ceramica impressa con conchiglie, sigilli dentellati e unghie.

Una seconda fase di sviluppo è documentata a Smilcic, vicino Zadar in Dalmazia, da strati appartenenti a una cultura della ceramica impressa in fase più avanzata. Smilcic era un insediamento all’aperto con palafitte di paglia e fango in cui sono rimaste tracce di allevamento domestico di pecore, capre e bovini. Le macine trovate qui possono far ipotizzare la coltivazione di piante. Sono presenti grandi quantità di arnesi in osso, palchi di cervo e pietra scheggiata, nonché cardium, spondilo e altre conchiglie. La ceramica è decorata con impressioni di conchiglia, organizzate in formelle a fasce o modelli ad andamento ondulatorio (rocker). I recipienti sono semiglobulari e ovali, mentre i piatti sono conici, tutti con basi schiacciate o ad anello, generosamente impastati con sabbia e decorati prima della cottura.


Italia Meridionale (Tavoliere delle Puglie, Matera e Sicilia)

Il Tavoliere di Puglia è un bassopiano, orlato dai massicci montuosi del Gargano e delle Murge, che si apre sull’Adriatico con un’area orientale vicina a Manfredonia. Si pensa che i primi agricoltori siano arrivati qui trasportando ceramica impressa e pecore dall’altro lato dell’Adriatico. Quest’area comprende la più alta concentrazione di siti neolitici in Italia: si trovano in caverne, rive lacustri, aree costiere e su piccole alture della piana. Vi sono centinaia di siti all’aperto comprendenti abitazioni situate accanto a complessi circondati da fossati a forma di C.

I siti più grandi, che sono pochi, risalgono al Neolitico medio (seconda metà del Sesto millennio a. C.) e includono diversi complessi, fino a un centinaio o più. Queste inusuali concentrazioni vengono notate per la prima volta nel 1943 dall’ufficiale dell’esercito britannico John Bradford quando la Royal Air Force organizza molte spedizioni aeree di ricognizione fotografica. L’ufficiale constata che si tratta della scoperta di “una delle più dense concentrazioni di insediamenti preistorici finora note in Europa”. Nel Tavoliere sono stati identificati dall’alto approssimativamente un migliaio di siti. …

Villaggi cinti da fossati

Le datazioni al radiocarbonio per i primi insediamenti della cultura della ceramica impressa vicini alla costa risalgono approssimativamente alla metà del Settimo millennio a. C. …

Il grande villaggio neolitico di Passo di Corvo (FIGURA 2), composto da un centinaio di complessi di capanne circondati da triplice fossato, si estende sulla cima di una piccola dorsale del Tavoliere affacciata sulla valle del Celone. … La presenza di tanti fossati intorno ai villaggi e di fossi a forma di C all’interno dei complessi resta un mistero. Fino a tempi recenti si è pensato che proteggessero le abitazioni o rinchiudessero gli animali. Tuttavia nessuna delle due spiegazioni sembra adeguata, poiché le abitazioni si trovavano all’esterno dei fossati e i complessi erano troppo piccoli per servire da recinti per gli animali.

Figura 2 – Il recinto con la trincea a “C” di Passo di Corvo

Rendina, sito databile ai primi secoli del Sesto millennio a. C., ha portato in luce due abitazioni vicine ai fossati a C. È possibile che questi, a volte profondi dai tre ai quattro metri, siano serviti a far defluire e raccogliere l’acqua nei mesi invernali piovosi e a maggio, appena prima della siccità estiva. Il clima atlantico di quel periodo era caratterizzato da temperature medie più alte di quelle attuali (con una differenza di + l°), in associazione a un incremento delle precipitazioni. D’altra parte nell’insediamento si sono trovati pozzi profondi sei metri, il che indica che l’acqua corrente non era fuori dalla portata della tecnologia neolitica. Sembra che il fossato a C non delimitasse una fattoria individuale, ma servisse ad altri fini. …

Gli scavi a Passo di Corvo di Santo Tinè hanno riportato alla luce una casa con fondamenta in pietra alte fino a 45 cm. Questa abitazione aveva una terminazione absidale separata da un muro dal resto della costruzione. Poiché all’interno non è stato ritrovato nulla, la funzione della camera in fondo non è chiara e non sappiamo se questa disposizione fosse la norma. …

Piccoli pavimenti di capanna sono attestati in diversi altri insediamenti, dunque sembra che fossero i pavimenti di abitazioni comuni. Le case con due stanze potrebbero avere avuto una funzione rituale come nella cultura Sesklo in Grecia. … (FIGURA 3)

Figura 3 – Ricostruzione del villaggio di Passo di Corvo


Sardegna e Corsica

Da tempi preistorici la Sardegna e la Corsica sono punti di passaggio fra il mondo mediterraneo centrale e occidentale. La maggior parte del traffico fra Italia meridionale e settentrionale e Francia meridionale passa attraverso queste isole, portando continuamente nuovi elementi dalla terraferma che impediscono l’isolamento culturale.

Nel Quinto e Quarto millennio a.C., la loro cultura, in particolare quella della Sardegna, è incredibilmente varia e caratteristica, con una propria tradizione ceramica e di arte scultorea e un’architettura funeraria davvero stupefacente.

Come in Italia meridionale e centrale, la vita agricola sulle isole inizia verso la fine del Settimo millennio a.C. durante il periodo della ceramica impressa. Secondo la datazione al radiocarbonio i materiali più antichi che sono stati rinvenuti nelle stratificazioni compiute in grotte come quella di Basi e altre nel sud della Corsica, e a Filiestru e Mara nel nord della Sardegna, sono rappresentati da ceramica impressa di tipo evoluto. I marinai insediati in queste isole si presume provenissero dalla Toscana attraverso il Tirreno, dove si trovano siti con ceramica simile FIGURA 4.

Figura 4 – Vasi di Ozieri (M. Gimbutas, 2008)

Sebbene il farro, il grano e gli animali domesticati siano per loro familiari, i primi colonizzatori vivono in ripari rocciosi e sono più cacciatori, pescatori e raccoglitori di molluschi che puri agricoltori. La loro economia si basa essenzialmente su frutti di mare, pesce, caccia di animali selvatici e allevamento di animali domestici.

Miniere di ossidiana in Sardegna

La Sardegna è fiorita grazie alla sua ossidiana. Arnesi fatti con questo minerale si trovano sia qui che in Corsica a partire dai più antichi insediamenti neolitici fino a quelli più recenti. L’ossidiana è il primo oggetto di scambio commerciale con la Francia meridionale, la Liguria, la regione alpina e persino oltre l’Adriatico con la Bosnia. L’area di estrazione è il monte Arci, vicino Oristano, nella Sardegna nord­occidentale. La montagna in cui abbonda questo minerale è stata esplorata più di trent’anni fa da Puxeddu, che ha individuato quattro cave sui diversi versanti, dieci punti di raccolta, un certo numero di officine e 162 siti contenenti oggetti e nuclei di ossidiana. Dal monte Arci si estrae ossidiana traslucida (tipo A) e opaca (tipo B), varietà che si usava in queste isole nel Neolitico antico, gradualmente sostituita da quella opaca.

 

Tratto da   Marija Gimbutas – LA CIVILTÀ DELLA DEA  – Vol. 1 – Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri – Giugno 2012 – (pag. 176 – 185-186)